
Pubblicato su Un popolo in cammino -luglio 1992
6 luglio
E’ nata a Corinaldo ( Ancona ) il 16 ottobre 1890. I genitori, Luigi ed Assunta Carlini, la fecero battezzare nello stesso giorno della nascita dal parroco Emanuele Marcucci nella Chiesa parrocchiale di S. Francesco dove, il 4 ottobre 1896, venne anche cresimato da MS. Giulio Boschi, che divenne, poi, cardinale.
Con la Cresima termina la prima parte della vita della santa ed inizia la seconda, quella corrispondente all’età della fanciullezza caratterizzata da una vita piena di difficoltà dentro alle quali Maria svolge un ruolo a volte di rilievo, a volte predominante e poi chiaramente eroico. Questo periodo coincide con l’emigrazione dalle Marche nel Lazio; emigrazione alla quale la famiglia fu costretta a causa della scarsità di lavoro in Corinaldo .
La prima tappa è Colle Granoturco, presso Paliano, poi Ferriere di Conca a circa 10 km da Nettuno . Dopo che a Ferriere morì il padre il 6 maggio 1900, Maria si mostrò particolarmente premurosa con la mamma. Il raccolto dell’anno , funestato dalla morte del capofamiglia, non permise alla vedova Goretti di pagare i diritti di mezzadria ai Mazzolini sul fondo dei quali lavorava: nonostante il raccolto fosse stato buono, restava debitrice di 15 lire. La santa incoraggiò la mamma: “ mamma, fatti coraggio! Dio ci aiuterà! “ La piccola aveva sempre il Santo Rosario tra le mani e con la recita della corona suffragava l’anima del padre. Si fermava a pregare presso l’immagine della Vergine. Aiutava, correggeva e guidava al bene i fratelli che si sentivano da lei protetti soprattutto quando venivano ripresi. La sua bontà si estendeva anche alla mamma come quando la precedeva sui sentieri campestri per salvaguardarla dalla improvvisa presenza di serpi o quando insisteva presso di lei perché si sostentasse a sufficienza .
Maria accudiva, inoltre alle pulizie della casa, agli acquisti, alla vendita delle uova e dei colombi nella lontana Nettuno, al trasporto dell’acqua, alla preparazione delle vivande per i lavoratori dei campi, al riassetto della cucina, al rammendo del vestiario. La gente definiva la piccola “un angelo di figliola“. Un episodio, in particolare, rivela le sue eroiche disposizioni di animo. Era andata alla fonte ad attingere acqua ed accanto a lei una giovinetta ed un ragazzo parlavano un linguaggio scorretto. La santa a casa si meravigliò con la madre che le rispose : “E tu, perché ti sei fermata ad ascoltare ? “. “ Fino a quando non mi si riempiva la brocca come facevo? “. La mamma concluse : “ Fà che quello che è entrato da un orecchio esca dall’altro. Vedi, figlia mia, come tu ti fai meraviglia degli altri, gli altri potrebbero meravigliarsi di te se tu facessi altrettanto “. “Se dovessi parlare così, sarebbe meglio morire “ concluse la Martire .
Alla prima Comunione Maria si preparò con fervore e la ricevette con l’intenzione di suffragare il papà defunto promettendo di essere sempre più buona . E’ difficile stabilire la data; la mamma affermò, nel processo informativo, che avvenne il Corpus Domini del 1902 , il 29 maggio. L’autore della prima biografia la pose al 29 giugno 1901 .
Intanto nell’ambiente di “Cascina antica“, così si chiamava la casa rurale che accoglieva i Goretti, si sviluppava una dolorosa vicenda. Con i Goretti vivevano i Serenelli, padre e figlio, e le due famiglie vivevano in società. Il giovane, di nome Alessandro, di circa 18 anni, covava torbidi sentimenti nei riguardi di Maria ed aveva già osato insidiarla, ma lei lo respingeva e lo schivava. Alessandro l’aveva minacciata di morte se avesse rivelata la cosa alla mamma Assunta Goretti. La giovinetta non parlò per evitare che si aggravasse la tensione che esisteva in casa a causa dei soprusi dei Serenelli. Alessandro tentò di piegare la volontà di Maria una seconda volta, ma questa lo richiamò ai motivi soprannaturali del suo rifiuto. Allora Alessandro pensò alla lotta definitiva procurandosi un Punteruolo. Il 5 luglio 1902 i Goretti ed i Serenelli stavano sbucciando le fave secche e Maria sul pianerottolo guardava l’aria e rammendava una camicia del giovane Alessandro. Ad un certo punto questo lasciò il lavoro e con un pretesto si avviò verso casa. Secondo la narrazione fatta dall’uccisore stesso davanti al tribunale ecclesiastico, il martirio si svolse così: “mi accostai a Maria, la invitai a venire dentro. Essa non rispose, né si mosse. Allora l’acciuffai quasi brutalmente per un braccio e, facendo essa resistenza, la trascinai dentro la cascina che era la prima camera dove si entrava. Essa intuì bene che io volevo ripetere l’attentato delle due volte precedenti e mi diceva: – no, no, Dio non vuole, se fai questo vai all’inferno -. Io, allora, vedendo che non voleva assolutamente accondiscendere alle mie brutali voglie, andai sulle furie e, preso il punteruolo lo, cominciai a colpirla . In quel momento io capivo bene che volevo compiere un’azione contro la legge di Dio e che volevo indurre Maria al mio peccato, e, appunto, la uccidevo perché si opponeva. Mi rimproverava e si dimenava così io, comprendendo di non riuscire neanche questa volta, presi il punteruolo e cominciai a colpirla sulla pancia, come si pesta il granoturco. Ricordo bene che Maria cercava di ricoprirsi e questo lo fece più volte esclamando sempre: – che fai, Alessandro? tu vai all’inferno … -. Io ricordo di aver visto anche del sangue sulle sue vesti e di averla lasciata mentre essa ancora si dimenava, però capivo bene che l’avevo ferita mortalmente“.
Maria venne trasportata all’ospedale Orsenigo di Nettuno. Lì perdonò all’uccisore, venne iscritta tra le “Figlie di Maria “, ricevette tutti i conforti religiosi e spirò il giorno successivo . I medici e l’autorità giudiziaria dichiararono che la martire aveva riportate quattordici ferite e quattro piccole contusioni. Causa della morte fu la peritonite settica provocata dalle ferite all’addome ed una grave emorragia.
Il 31 maggio 1935, in Albano, si apriva la prima sessione del processo informativo. Il 1° giugno 1938 si aveva il decreto di introduzione della causa presso la S. Congregazione dei Riti. Il 25 marzo 1945 Pio XII° riconosceva il martirio ed il 27 aprile 1947 avveniva la beatificazione con la presenza della mamma. Il corpo di Maria Goretti riposa a Nettuno nella cappella a lei dedicata nel santuario della Madonna delle Grazie. La festa della martire si celebra il 6 luglio.
Se la testimonianza di S. Maria Goretti ha avuto la forza di richiamare in quel tempo ai valori che sorreggono la nostra vita come l’amore a Dio che diventa rispetto dei propri fratelli e sorelle, il rispetto della libertà delle persona, la capacità di saper perdonare anche la violenza altrui, il rispetto inviolabile dell’uomo e della donna, oggi è molto più attuale!
Di fronte alla violenza che nasce dal mettere al primo posto il potere economico, la propria istintività, la violenza ai più deboli come i bambini non ancora nati, lo scherno davanti alla fedeltà coniugale, al tentativo di sopprimere i malati ed anziani perché “costano troppo! “, di fronte al tentativo di ridicolizzare la verginità come dono totale della propria vita a favore dei fratelli per richiamarli ad una correttezza di comportamento il rispetto diventa preziosissimo e non bisogna lasciarlo passare inosservato !
Domandiamo al Signore di avere la sua pazienza, la sua sapienza, il Suo amore perché la nostra vita sia un dono e non una pretesa o violenza sui figli intoccabili di Dio.
Don Angelo
