Don Angelo Cassani

(Sedriano -MI -17 Agosto 1934 – Jerago con Orago -VA – 2 dicembre 2006)

ordinato sacerdote nel 1962

Ricordi della sorella Cassani Gesuina (per un inquadramento della figura di don Angelo)

Angelo è nato il 17 agosto 1934 a Sedriano (Milano) donando felicità alla mamma Rina e papà Mario. E’ nato che pesava 1 chilo e 200 grammi. Non c’erano incubatrici (così raccontava la mamma). Così la mamma lo adagiava nella bambagia per tenerlo al caldo. Era un bimbo (e sempre rimase) molto sveglio, vivace e apprendeva molto facilmente. Infatti a scuola ha sempre avuto ottimo voti – ricordava e capiva. Così fu anche in seminario. Raccontava don Angelo che quando io nacqui (allora si nasceva in casa) lui aveva sette anni. Quando tornò da scuola e mi vide senza nulla dire mi prese e mi portò di corsa a mostrarmi ai suoi compagni di scuola tanto era felice. Allora fu sgridato dalla levatrice. E’ sempre stato molto attento agli altri, mi sembrava di un altruismo particolare. Ci raccontava, ancora don Angelo che durante la guerra a Sedriano un giorno passò un aereo che bombardava. Camminava accanto ad un nostro cugino che neppure se ne avvedeva. Don Angelo lo prese e lo buttò a terra con lui per salvarsi. 

Quando entrò in seminario di Masnago io avevo tre o quattro anni (entrò molto presto). Le poche volte che la mamma mi portava con lei a trovarlo io piangevo disperata perché non volevo staccarmi da lui e don Angelo ci soffriva.

Nel seminarietto di Milano fu un periodo di debolezza fisica. Perdeva molto sangue dal naso ed erano pacchi di fazzoletti da lavare e riportare. 

Andavo a trovarlo con la mamma che gli portava uova ed altro per rinforzarlo, raccomandandogli di tenerle per se. Già sapendo che i suoi compagni non ne avevano lui rinunciava. Ma a scuola era sempre ottimale nell’apprendere, dove c’era bisogno era disponibile. Nei giorni che tornava a casa era tanto bello, ci rincorrevamo perché io ero piccola e facevo piccoli dispetti, ma ci siamo sempre voluti bene.

In quel periodo la nostra parrocchia era a Milano in via Solari, Parrocchia Santa Maria del Rosario. Ricordo che una volta andò in bicicletta del papà e lì incontrò un ragazzo che aveva da poco iniziato a frequentare l’oratorio. Questo gli chiese in prestito la bicicletta, lui gli la prestò e questo non tornò più. 

Poi frequentò don Francesco Maggi, parroco di San Martino di Bareggio in una parrocchia appena iniziata.

L’incontro fu perché era il paese dei nonni materni, degli zii ed altri parenti. Don Francesco gli fu di guida fino alla sua consacrazione. Siamo andati sempre a trovarlo anche al seminario di Venegono. Lì  imparò a suonare l’organo. Ogni santo natale i seminaristi allestivano un presepio. Ricordo che agli altri piacevano le sue idee a volte particolari, ma sempre molto belle.  Per attirare i ragazzi aveva un qualcosa per stare con loro –  giocare e ridere con loro per poi riuscire a portarli all’oratorio, in Chiesa. A questo scopo aveva acquistato un libretto con i vari oggetti per farli divertire come fanno i pagliacci (bacchetta magica, cappello, carte, foulard, ecc.)

Ricordo anche che da ragazzo si ferì al naso contro un cancello in ferro. Così prese una leggera curva che di profilo diveniva quasi identico al Papa Pio XII. Così avvenne che in seminario di Venegono fecero una recita in cui appariva proprio il Santo Padre Pio XII: Non crederete, ma vestito come il Papa e di profilo….era identico! Lo scrivo perché è un ricordo molto bello. Don Angelo aveva sempre un cuore grande e fiero (io così lo ricordo). Amava leggere, studiare, pregare. Chierichetto prima, chierico dopo, dove lo chiamavano era presente. Io, proprio non ricordo, che se qualcuno avesse avuto bisogno, lui glielo avesse negato.

Certo però che papà inizialmente era contrario che diventasse prete. Era intelligente (non perché era mio fratello!) negli studi non faticava! Perché dunque non avere un figlio avvocato, ingegnere o altro?

Eppure papà frequentava sempre la Santa Messa domenicale! Ma mio papà capì che era proprio la sua vocazione. Amava tutti i giovani, bimbi, famiglie, ammalati, ….. dove Dio lo poneva in quel momento. Però mi pareva che i giovani  nel suo cuore fossero particolari. Li seguiva molto come vice rettore del seminario di Porlezza e li seguiva con vera passione. I frutti di questa attenzione ai giovani furono, dopo l’ordinazione sacerdotale le diverse vocazioni maschili e femminili. Diversi ragazzi divennero Sacerdoti o Frati, diverse ragazze divennero Suore. Aiutò spiritualmente anche giovani a formare nuove famiglie. Certo che non è facile trovare una guida spirituale! Mi sembrava avesse una capacità di discernimento, ma come dono di Dio! Così i giovani si affidavano a questo Padre spirituale che li portava sino alla loro consacrazione.

Anch’io fui sua figlia spirituale negli ultimi anni, anche se ero sorella! Ora che non c’è sento la mancanza! Ricordo che desiderava essere missionario, ma la salute non glielo permise. Il suo cuore missionario lo rese missionario dove si trovava. Uomo di fede lo rendeva di una attenzione continua verso gli altri, pronto sempre ad andare dove ci fosse bisogno, a volte anche se la salute non lo permetteva. Le sue predicazioni erano sempre fatte dalla sua esperienza di vita. Sapeva comunicare anche a chi era la prima volta che lo vedeva e sentiva. 

A volte diceva che dovevamo essere pazzi come Gesù lo era verso di noi così sembrava cercasse di andare verso gli altri.

Quando stavo perdendo la vista ad entrambi gli occhi fece pregare tutte le suore che conosceva! Dopo due interventi nel giro di dieci giorni, non mi diedero molta speranza. Quelle preghiere e la bravura del medico chirurgo mi permisero di vedere poco, ma sufficientemente per accudire la mia famiglia (avevo un bimbo di due mesi). Il chirurgo diede a mio marito il certificato di abortire nel caso mi trovassi in attesa di un altro figlio. Nacque il dramma quando aspettavo il secondo figlio. Non volevamo fare aborto, io e mio marito, ma temevamo che divenissi cieca totalmente. Don Angelo non sapeva più che fare per sostenerci. Si affrettò da diversi medici, primari, poi venne da noi. Il primario di Niguarda mi avrebbe seguito in tutti i modi…..poteva andare anche nel migliore dei modi.

Ma fu la frase di mio fratello (…. E se ti succede qualcosa io ti dono i miei occhi!) che ci fece decidere anche con timore di continuare la gravidanza. La sua fede fu determinante. Quando si ammalò lo vedevo accettare tutto dalla volontà di Dio come un bimbo nelle braccia di suo papà. Non lo vedevo lamentarsi anche tra i dolori fisici, le umiliazioni, la sua amata parrocchia che non poteva seguire come prima, i suoi parrocchiani ammalati che sempre andava a trovare. Diceva: “Sono più parroco ora (nel suo letto di dolore) di prima! Certo il suo male lo offriva per tutti noi!

Dal suo letto di dolore sempre riusciva a dare consigli, conforto, vicinanza e aiuto! Per me era un mistero nel mistero che si può vedere solo in chi sa vivere veramente una vita dedicata agli altri per una grazia straordinaria, corrisposta con generosità: Gesù era uno pazzo d’amore verso di noi e noi pazzi come lui. La sua malattia aveva reso la sua anima risplendente nella carità verso tutti, verso chi lo amava e chi no. Così mi sembrava. Dimorava con Maria nell’amore trinitario già dalla terra che stava lasciando. 

Il suo sorriso pieno di comprensione, di amore, di misericordia.

Anche i suoi silenzi davano conforto! Quando mi trovo in situazioni difficili, quel suo sorriso, il volto di don Angelo con questo semplice sorriso mi conforta e mi invita a fare altrettanto con gli altri.

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