
I RITI INIZIALI:
L’ASSEMBLEA EUCARISTICA IN PREGHIERA
PREGHIERA
Gloria a Dio nell’alto dei cieli; e pace in terra agli uomini di buona volontà.
Noi ti lodiamo, e ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo, ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa,
Signore Dio, Re del cielo, Dio Padre onnipotente. Signore, Figlio unigenito, Gesù Cristo,
Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre; Tu, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi; Tu, che togli i peccati del mondo, accogli la nostra supplica;Tu, che siedi alla destra del Padre, abbi pietà di noi. Perché tu solo il Santo, tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo, Gesù Cristo. Con lo Spirito Santo,nella gloria di Dio Padre. Amen.
LETTURA
Il Gloria è un inno antichissimo e venerabile, con il quale la Chiesa, radunata nello Spirito Santo, glorifica e supplica Dio Padre e l’Agnello.
Poi il Sacerdote invita il popolo a pregare; e tutti insieme al sacerdote stanno per qualche momento in silenzio, per prendere coscienza di essere alla presenza di Dio e poter formulare nel proprio cuore la preghiera personale. Quindi il sacerdote dice l’orazione, chiamata comunemente nel rito romano “colletta”. Per mezzo di essa viene espresso il carattere della celebrazione.
RIFLESSIONE
Se proviamo a chiedere a molti perché vanno a Messa, rispondono che ci vanno per pregare. È vero? Qual è il posto e lo scopo della preghiera nella celebrazione eucaristica?
La comunità riunita si introduce e si prepara a celebrare il mistero della salvezza dando spazio, anche se breve, alla preghiera.
Naturalmente questo non deve autorizzare nessuno a pensare o insegnare che si va a Messa per pregare. A Messa si prega, ma la S. Messa è un’altra cosa. Così come si prega al Battesimo, alla Cresima, ma questi sacramenti non sono preghiera, ne si celebrano per pregare.
La prima preghiera è quello che potremmo dire l’Inno Mattutino della Chiesa; inizia, infatti, con il canto angelico intonato a Betlemme e prosegue in una lode apostolica alla Trinità:
” Gloria a Dio nell’alto dei cieli”.
Pur non sapendo la data della sua composizione è, però, lecito ritenerla fra le prime composizioni libere della Chiesa. Usata anticamente nelle celebrazioni festive, in seguito entrò in ogni celebrazione eucaristica. I principi e le norme per l’uso del messale Romano la dicono ” antichissimo e venerabile inno”.
Anche quest’inno va visto sulla linea di tutta la celebrazione, di cui ne sottolinea e commenta l’aspetto principale, come sacrificio di “rendimento di grazie, di lode”. Con quest’inno l’assemblea risveglia e dà espressione a quei sentimenti ed a quelle disposizioni proprie dell’atto sacrificale di Cristo: lode, adorazione, ringraziamento, domanda, riparazione.
La sua impostazione è perfettamente Trinitaria, come lo è tutta la celebrazione. Per il suo valore intrinseco ed in ordine alla celebrazione, non sembra plausibile aver stabilito il suo uso solo per le feste e solennità. Anticamente, si dice, era recitato solo nei giorni festivi; ma anche la S. Messa era per lo più celebrata in quei giorni.
N.B – Data la sua bellezza e ricchezza di contenuti, è da consigliare l’uso anche nella vita privata, al di fuori del rito della S. Messa. Infatti i sacerdoti nella recita del S. Ufficio dopo le letture dell’Antico Testamento e dei padri della Chiesa, nell’ufficio delle letture sono invitati a recitare la ” Laus Angelorum Magna” cioè “la grande lode degli angeli” che è sostanzialmente il “Gloria”.
LA COLLETTA o preghiera del popolo come si dice in rito romano.
Il sacerdote, che presiede in nome di Cristo e delle Chiesa la pubblica preghiera, invita l’assemblea dicendo: “Preghiamo”. Questo non vuole dire che quanto è stato fatto e detto fino ad ora, non sia preghiera; vuol dire solo che questo è un momento tipico e forte della preghiera pubblica. Questa preghiera nella liturgia Romana si dice “Colletta” in relazione al fatto che in antico veniva recitata quando l’assemblea si era raccolta, radunata.
Assieme alla preghiera ” sulle offerte” e “dopo la Comunione”, è tra le più belle di tutta la liturgia; la più curata, la più ricca di contenuto teologico di tutto quanto il Messale Romano; molte sono autentici capolavori letterari e teologici.
Gran parte di esse appartiene all’età dei grandi pontefici Leone Magno, Gelasio, Gregorio Magno. Sono preziose per la precisione teologica e la ricchezza dei contenuti di Fede.
Purtroppo , con il frettoloso e irriverente lavoro di traduzione da parte di coloro che avevano il compito di preparare la versione italiana del Messale Romano, hanno subito una vera e propria decomposizione.
A queste orazioni ne vanno aggiunte altre 34 per le settimane del tempo ordinario ed altre 8 per le celebrazioni mariane. Mentre queste ultime si muovono sui motivi della Mariologia, quelle della domenica sono state formulate tenendo presenti ed utilizzando i motivi della lettura evangelica. È necessario, però, avvertire che senza un precedente richiamo, è impossibile che i presenti siano in grado di avvertire il rapporto di tali orazioni con il Vangelo del giorno.
Sarebbe, certo, molto interessante ed utile un esame di queste nuove formulazioni, ma questo non può essere fatto in un testo di catechesi generale. Sarà molto fruttuoso se i sacerdoti avranno l’avvertenza di farlo di volta in volta, in occasione delle singole celebrazioni.
Quanto alla loro struttura, un certo numero di esse sono di buona formulazione teologica e letteraria; altre, invece, ci sembrano formulate in maniera artificiosa e teologicamente non bene elaborate e precise; in alcune orazioni c’è un linguaggio troppo generico. Spesso la volontà di inserirvi richiami conciliari, dà a tali preghiere un’andatura forzata e carente di logicità. Forse se ne sono volute fare troppo, riempiendo il Messale di proposte alternative che lo appesantiscono non poco. Formulare una preghiera, veramente tale da metterla a disposizione di tutta la Comunità ecclesiale, credo sia un lavoro molto difficile!
Ci viene in mente l’assioma che la storia della liturgia ha tratto abbreviandolo, dall’ “indiculus De Gratia Dei”: ” Lex orandi, lex credendi”. Crediamo sia ormai difficile sostenerlo in ogni caso!
VIVERE LA MESSA
Il Messale, pur con tutte le riserve possibili, è stato sempre, in tutte le liturgie, una scuola di preghiera. Le riserve che possono essere fatte non devono portare ad un raffreddamento nello zelo, per aiutare i fedeli ad una partecipazione intelligente ad esse. La preghiera esige verità, pensiero, abbondanza di motivi di fede, parola di Dio; così sono le preghiere del Messale Romano. Esige, inoltre, umiltà, riverenza. Senso vivissimo della grandezza di Dio e delle sue opere.
Il frequente contatto con la preghiera liturgica deve aiutare il formarsi di uno stile e di un gusto esigente in ordine alla preghiera. La liturgia deve essere per i singoli e la comunità una vera scuola di preghiera. Per tale ragione la ” Sacrosantum Concilium” invita a modellare anche la preghiera dei pii esercizi su quella liturgica. Di alcune di queste preghiere se ne potrebbe suggerire l’utilizzazione al di fuori del Rito, nella vita privata o di Comunità. Molte preghiere della S. Messa potrebbero essere recitate utilmente ogni giorno.
N. B. – Sarebbe utile verificare se, soprattutto i canti, rispondono alle esigenze di una vera preghiera liturgica, in cui, cioè, si avverta la presenza della Parola di Dio, la ricchezza di pensiero e di verità, il sentimento umile e riverente dovuto al Mistero.
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La S. Messa, preghiera che fonda ogni preghiera personale e comunitaria, deve essere oggetto di continua attenzione e occupazione da parte del gruppo liturgico perché sia veramente educativa all’ascolto, al silenzio, alla contemplazione del Mistero dell’Amore di Dio attraverso la morte e risurrezione di Gesù e perciò educativa ad una vera Carità e condivisione fraterna.
Con affetto
Don Angelo
