
Pubblicato su Un popolo in cammino – dicembre 1987
IL DONO DELLA ASSOLUZIONE
L’assoluzione è, appunto, la “risposta” di Dio all’uomo che riconosce e dichiara il proprio peccato, ne prova dolore e si dispone al cambiamento di vita derivante dalla misericordia ricevuta.
Non si insisterà mai a sufficienza nel sottolineare la gratuità di questo intervenire di Dio per riscattarci dalla nostra miseria e dalla nostra disperazione. L’assoluzione è certo un “diritto” che il peccatore può accampare di fronte a Dio: è radicalmente dono, di cui occorre esprimere la gratitudine con le parole e con la vita.
E così non si insisterà mai a sufficienza nel sottolineare il carattere concreto e personale del perdono offerto dalla Chiesa al singolo peccatore.
Nulla è tanto personale e indelegabile quanto la responsabilità della colpa. E nulla è tanto personale e indelegabile quanto il pentimento e l’attesa e l’invocazione della misericordia di Dio.
La Chiesa attraverso il Sacerdote in modo singolare, non agisce quasi fosse una realtà autonoma: essa è strutturalmente dipendente dal Signore Gesù che l’ha fondata, la abita e agisce in essa, così da rendere presente nei diversi tempi e nei diversi ambienti il mistero della Redenzione.
Dietro– o dentro – la realtà umana del sacerdote si nasconde così e opera lo stesso Signore che “ha il potere di rimettere i peccati” (Lc. 5,24) e che a tale scopo ha “meritato” (Gv. 7,39) e “inviato” (Gv. 20,22) il “Suo Spirito” (Rm. 8,9) dopo il Sacrificio del Calvario e la vittoria della Pasqua.
Don Angelo
