Legge sulla parità

Pubblicato su Un popolo in cammino – marzo 1997


Quando una legge sulla parità?

“Va riconosciuta la responsabilità educativa dei genitori”

“qual è il futuro della scuola non statale nell’attuale quadro politico?”

In questi ultimi tempi si parla molto di riforme. Ipotesi sono state fatte su larga scala. Un po’ meno, invece, si parla di “parità“, e quando se ne parla, lo si fa con toni soffusi, quasi fosse un oggetto misterioso.

Viene da chiedersi: ma cosa si sta preparando? Quale menu si sta elaborando per la scuola non statale nel nostro paese? E l’interrogativo sottende non poche preoccupazioni.

Sta di fatto che nel nostro paese “lo Stato la fa da padrone nel campo formativo“. Non tiene assolutamente conto della natura di molte scuole non statali che operano, non in opposizione, ma in alternativa alla scuola statale, quale opportunità di scelta per una diversa prospettiva educativa. E non tenendone conto, la penalizza con condizioni normative ed economiche chiaramente vessatorie, venendo anche meno alla sua funzione di supporto alle iniziative che nascono dalla solidarietà sociale.

Non dimentichiamo che vanno accolte le istanze dei genitori e delle famiglie, le quali, per diritto naturale, hanno la responsabilità primaria e indelegabile di educare ed istruire i propri figli, e quindi hanno il diritto sacrosanto di scegliere i fini, tempi e mezzi per conseguire la loro formazione, e, se lo vogliono, di aggregarsi per promuovere scuole ed iniziative formative.

In quest’ottica, chiara è la funzione di “supplenza” dello Stato, e dellla stessa scuola statale.

Lo Stato interviene laddove la società non è in grado di organizzarsi: concetto questo ribadito anche da padre Mario Regazzoni, membro della Commissione ministeriale per la parità.

Si parla di “autonomia“ ma- ha detto padre Regazzoni- “non ci può essere autonomia senza libertà. I cittadini sono abilitati a istituire e promuovere scuole, e lo Stato – ente sussidiario-interviene soltanto in caso di incapacità“. Ciò è stato ribadito in campo internazionale e dovrebbe valere anche per l’Italia: “se lo Stato è chiamato a promuovere scuole per i più deboli, per coloro che non sanno organizzarsi, deve tuttavia rispettare il diritto dei cittadini di organizzarsi in proprio“. Da qui il riconoscimento del servizio pubblico sulla base di alcuni principi costituzionali: accesso a tutti, indipendentemente dalle condizioni economiche e sociali; standard minimali di garanzia per le scuole tutte; rispetto del progetto educativo della scuola; forme di valutazione e di controllo.

Ma come garantire l’accesso a tutti? “Attraverso il finanziamento pubblico! Il problema- ha sostenuto padre Regazzoni-è definire alcuni passaggi: rispetto dei principi democratici; diritto di scelta di genitori e famiglie; autonomia; finanziamento per tutte le scuole ammesse nel sistema pubblico di istruzione; reclutamento degli insegnanti:“

Su questo problema, dal gruppo ristretto di lavoro chiamato ad indicare gli indirizzi per una possibile parità, sono stati discussi tre percorsi:

A)-reclutamento per concorso, come per le università (percorso, questo, piuttosto macchinoso, visto anche come procedono i concorsi in Italia“;

B)-chiamata nominale da parte dei gestori, indipendentemente dalle graduatorie;

C)-graduatorie provinciali distinte per insegnanti di scuola statale e insegnanti di scuola non statale (soluzione è questa che tuttavia potrebbe ingenerare nuove discriminazioni economiche e normative tra gli stessi insegnanti).

Non mancano, però, segnali preoccupanti, tanto da sollevare dubbi sul “quando“ e sul “come“ una legge sulla parità si farà: il documento della commissione di lavoro prematuramente reso pubblico; il rifiuto, da parte della maggioranza in Parlamento, di approvare, in un emendamento alla legge sulle autonomie e sul decentramento dello Stato, il riconoscimento delle scuole non statali a tutela e a garanzia della libertà di scelta di studenti e famiglie; l’affermazione del Ministro secondo cui “il problema della parità sarà un problema della maggioranza di governo“.

Sono segnali negativi? Vista anche l’eterogeneità della maggioranza, difficile non essere preoccupati. Tuttavia attendiamo per ogni valutazione l’ormai prossima proposta del Ministro Berlinguer, promessa per la prima settimana di marzo.

La “tavola rotonda“, poi, inevitabilmente è andata ad ipotizzare gli strumenti di finanziamento: buono-scuola? Convenzione? Credito d’imposta? La scelta di questa o quella modalità di finanziamento non è fatto banale: è un fatto culturale! È necessario scegliere lo strumento migliore, quello più efficace.

L’importante è che lo strumento riconosca effettiva equipollenza di trattamento economico a tutti i cittadini, indipendentemente dalla scelta della scuola, in un quadro di libertà di scelta e di pari dignità delle scuole tutte ammesse nel servizio pubblico nazionale d’istruzione.

In tal senso significativo l’intervento di Ernesto Mainardi, Presidente provinciale Agesc di Milano:“ogni riforma scolastica- ha detto-deve avere come presupposto il diritto e la responsabilità educativa di genitori e famiglie.

Occorre rovesciare i parametri introduttivi al problema, partendo dalla famiglia, che deve essere messa in condizione di scegliere e di controllare il servizio scolastico“.

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