
Pubblicato su Un popolo in cammino 1991
Il cristianesimo è gioia
Risuoni ancora una volta, nel corso dei secoli e sulla faccia della terra, l’annuncio potente e beato: CRISTO E’ RISORTO.
Gesù, nato a Betlemme da Maria Vergine, che è stato predetto dai profeti, che è stato maestro in mezzo al popolo di Israele, che è stato riconosciuto ed amato, che è stato respinto da molti, che è stato condannato e crocifisso. E’ morto ed è stato sepolto, poi è risorto.
E’ veramente risorto al mattino del terzo giorno dopo la sua sepoltura. Ha ripreso vita vera, nuova, soprannaturale, vincendo per sempre la grande nemica della vita: la morte.
E’ risorto.
Come possiamo, noi, far echeggiare nel mondo questa notizia?
Noi siamo testimoni di questo fatto. Siamo la voce che si perpetua di anno in anno nella storia, siamo la voce che si diffonde in cerchi sempre più larghi nel mondo, siamo la voce che ripete la testimonianza che non si infrange mai di coloro che lo videro con i propri occhi per primi, lo toccano con le proprie mani e avvertirono la novità e la realtà di questo fatto che rompeva gli schemi di ogni esperienza umana. Noi siamo i trasmettitori, da una generazione all’altra, da un popolo all’altro, del messaggio di vita, del messaggio di vita che proviene dalla risurrezione di Gesù. Noi siamo la voce della Chiesa che è stata fondata per questo, che è stata diffusa in tutta l’umanità per questo, che lotta per affermare il valore della vita sulla morte, che vive e spera in questo, che porta a confermare con il sangue dei martiri, con il proprio sangue, ciò che dice, ciò che afferma, ciò che difende.
E’ il messaggio della fede che, come tromba dell’angelo squilla ancora oggi nel cielo e sulla terra: e’ risorto! Cristo è risorto.
Ora, il fatto della Resurrezione di Gesù riguarda sì la sua storia, che è il Vangelo, riguarda sì la sua vita, che si è manifestata umana e divina, ma riguarda anche noi, riguarda ciscuno di noi.
In Gesù Cristo si realizza un disegno di Dio: in Gesù noi siamo salvati, in Gesù si concentrano i nostri destini, in Gesù si risolvono i nostri drammi, in Gesù si spiegano i nostri dolori, in Gesù rinascono le nostre speranze.
La risurrezione di Cristo non è un fatto isolato, ma un fatto che riguarda tutta l’umanità.
E questo è meraviglioso, perché raggiunge ogni uomo, raggiunge tutto il mondo.
Cristo è il nuovo Adamo che infonde nella fragile, mortale vita umana un principio vitale nuovo, ineffabile ma reale, un principio di rigenerazione purificante, un germe di immortalità, un rapporto di comunione della nostra esistenza con Lui fino a partecipare, attraverso il Suo Santo Spirito, alla vita stessa di Dio che possiamo chiamare con gioia Padre nostro.
Bisogna riflettere molto su questo valore universale della risurrezione di Cristo: deriva da questo valore il senso del dramma umano, la soluzione del problema del male, la nascita di una nuova forma di vita che si chiama “Il cristianesimo”.
Il canto all’inizio della cerimonia pasquale della Notte Santa è il poema più alto sui destini umani: appena si riferisce alla sua sorgente, Cioè alla risurrezione di Cristo per allargarsi, poi, a tutta la storia della salvezza, alla quale tutti siamo interessati, si scopre la nostra solidarietà con la risurrezione del Signore: una solidarietà con la sofferenza, ma anche una solidarietà con la passione, l’amore di Dio Padre per la vita, per la gioia che ha voluto esprimere nella persona umana di suo Figlio.
Derivano da questo molte conseguenze:
Sul fatto reale della risurrezione di Cristo si fonda la religione che prende il nome da Lui, e la vita, ed è così grande la luce, la forza, la felicità, la santità che scaturiscono dalla fede accesa da Lui nel mondo, che la religione cristiana offre non solo pienezza di pace e di gioia a chi la professa di cuore, così con tutta la vita, ma irradia attorno a sé un invito, sveglia un desiderio, genera un’inquietudine che terrà desto per sempre nel mondo il problema religioso, cioè il problema del destino, del significato ultimo dell’uomo.
Dovremmo ricordare la crisi del senso religioso che si è prodotta in tanti uomini del nostro tempo per motivi che avrebbero dovuto, invece, stimolarli: i motivi derivanti dal progresso culturale, scientifico, teorico, sociale, che invece hanno inebriato la coscienza dell’uomo moderno generando la persuasione, che sta diventando delusione di poter essere Lui, l’uomo moderno, maestro a sé stesso e salvatore, di non aver bisogno di nessun altro per risolvere i problemi fondamentali e anche oggi ancora oscuri, anzi, sempre più oscuri, della sua vita, di essere capace lui di saziare l’insaziabile sete di conoscenza, di esistenza, di felicità, di amore che gli cresce dentro man mano che si approfondisce e si allarga il suo dominio sulla natura.
Sappiamo quali sono le condizioni degli animi attraversati da questa esperienza caratteristica del nostro tempo: Esasperati gli uni nella negazione, accecati da scientismo invecchiato, inquieti gli altri; Apatici molti e alienati e quasi rassegnati che la vita manchi di senso e di scopo; impensieriti altri, e non sono pochi, tra i più riflessivi, per il decadere di quel senso religioso che è alla base delle più solide e più genuine costruzioni dello spirito umano.
Qualunque sia la posizione degli uomini di oggi nei riguardi della religione, rivolgo a tutti, dal vertice dell’amore di Dio in cui ci pone la Pasqua Cristiana, l’invito ad accogliere il messaggio di luce che viene al mondo dalla Risurrezione di Cristo: questo è un avvenimento così grande che costituisce nello stesso tempo argomento per credere in Lui e oggetto di contemplazione ciò che ha voluto esprimere con tutta la vita, cioè l’amore del Padre, la sua attenzione, la sua provvidenza nei confronti di tutti e di ognuno di noi.
Oggi l’uomo ha bisogno di avere, collaudato dalla maturità critica del pensiero moderno e dall’esperienza provocata dall’evoluzione sociale, un concetto giusto e fermo di sé e della propria vita. Ha bisogno di una luce che da solo non può trovare.
Deve risentire l’eco crescente dell’accensione del candido cero pasquale: “Ecco il lume di Cristo!”. “La luce splende nelle tenebre”, proclama l’inizio del Vangelo di Giovanni. Bisogna avere la sapienza, il coraggio e la gioia di rispondere: “Rendiamo grazie a Dio!”.
Grazie, o Dio, che nella Pasqua di Cristo hai acceso una luce provvidenziale nella oscurità del panorama umano. Ogni religione ha in sé bagliori di luce che non bisogna né disprezzare né spegnere, anche se essi non sono sufficienti a dare all’uomo la chiarezza di cui ha bisogno, e non valgono a raggiungere il miracolo della luce cristiana che fa coincidere la verità con la vita.
Chi non ha religione o a chi la contrasta o avversa, noi li preghiamo di non condannarsi da soli alle condizioni del dubbio senza pace, dell’assurdo senza scampo o alle maledizioni della disperazione e del nulla.
Dalla luce pasquale vogliamo cogliere un raggio, per tutti quelli che vorranno ricevere, come augurio, come dono, come segno almeno della nostra amorevolezza, ma specialmente per i cristiani, per i fedeli cattolici che sono già aperti a questa luce. E’ il raggio della vita risorta in Cristo e in noi che vogliamo essere cristiani, ed è la gioia.
Cristo è gioia, la vera gioia del mondo. La vita cristiana è austera, essa conosce il dolore e la rinuncia, esige la penitenza, accetta la croce e,quando occorre, affronta la sofferenza e la morte. Ma tutto questo porta alla beatitudine. Essa è positiva, è liberatrice, è purificatrice, è trasformatrice. Tutto si riduce a bene e perciò a felicità.
La vita cristiana è umana, pervasa dallo Spirito consolatore di Cristo che conforta, sorregge, abilita a compiere cose sempre più grandi, dispone a sperare, porta ad amare.
La vita cristiana è ottimista, è creativa.
E’ felice, oggi, in attesa di una piena felicità domani.
Perché ci soffermiamo su questo aspetto della festa Pasquale? Perché diciamo che la vita religiosa, la vita cristiana è felicità umana? E’ facile intendere, perché vogliamo augurare a tutti di sperimentare il cristianesimo, il quale non è altro che la derivazione del mistero pasquale nei suoi termini veri che sono quelli della soluzione e soddisfazione dei problemi umani.
Specialmente a chi soffre auguriamo la Buona Pasqua; a quanti hanno fame e sete di giustizia, per quanti lavorano e faticano sia una Pasqua di gioia e di amore. Ai giovani, che hanno l’istinto della felicità, auguriamo che ne sappiano scoprire la sorgente al di là dell’istintività e del piacere, al di là del successo, nella realtà profonda della vita che solo Cristo rivela.
A noi cristiani auguro che sappiamo gustare ciò che possediamo perché possiamo dare al mondo ciò di cui oggi ha bisogno: la vera gioia.
Buona Pasqua nel Signore, a tutti pienezza di Pace,
a tutti il possesso della vera gioia,
a tutti la pienezza dell’Amore!
Don Angelo
