Lettera a don Angelo

POTER ESSERE FEDELE

Carissimo Don Angelo, nella messa quotidiana ti ricordo al Signore così come ricordo i miei familiari. Nell’approssimarsi del nuovo anno pastorale più incisivo è il ricordo e più fervida la preghiera e l’augurio di ogni bene. “Questo popolo mi onora con le labbra ma con il cuore è lontano da me“ è il lamento divino sulla bocca del profeta e che sento ripercuotere in me, quando ci predicavi. È l’inizio di una omelia di allora. E’ cosa certa che la frase mi fa meditare: quanto di farisaico c’è in me? Parecchie persone che mi vedono frequentare assiduamente la Chiesa o l’ospedale mi dicono “brava“ o mi pensano “buona samaritana“.

Penso che il nostro “fare il bene“ vada sorvegliato con maggiore accuratezza dato che proprio le virtù deviate, le bontà impure, le verità diminuite, possono più gravemente del vizio e dell’errore, disonorare il Signore. Chi non ti conosce, Signore, ti invoca o ti bestemmia, forse ti invoca anche quanto ti bestemmia. Io ti ho incontrato e ti conosco e mi mandi a testimoniare, ma sono in continua tentazione di disonorarti: come cristiana, se non sono come tu mi vuoi ti disonorano e non voglio. La testimonianza deve essere precisa, concreta e deve continuare, fino al Calvario. Il sacrificio spostandosi dal piano delle piccole passioni a quello dell’eterna felicità, deve inchinarsi davanti ad ogni Calvario. Questo è il mio proponimento per quest’anno.

Chiedo la tua preghiera per poter essere “fedele“. Preghiamo insieme per i nostri vivi e per i nostri morti perché Gesù ci ha fatti degni anche di questa gioia.

Alleluia! Tua in Cristo Gesù. Fervidissimi auguri a tutta la tua comunità

Milano 17-8-94 tua Marta

Pubblicato su Un popolo in cammino – settembre 1994

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