Pasqua di Risurrezione

Fonte immagine: chiesadimilano.it

Pubblicato su Un popolo in cammino nell’anno 1994

“La speranza vede la spiga  quando gli occhi non vedono  che il seme che marcisce” (D. Primo Mazzolari)

Dovrebbe essere scontato che la Pasqua è l’occasione più vera ed autentica per non fuggire la vita, ma per andare incontro ad essa. Pasqua, infatti, è semplicemente essere se stessi, essere se stessi ora ed essere se stessi qui.

“Tu sei te stesso vivo”, vuole dirci il Risorto, solo quando la smetti di girare attorno pieno di morte in cerca di vita.

Vivere la Pasqua è innanzitutto fermarsi e sostare a contemplare la Parola che ci fa incontrare il Risorto. Finché saremo noi a voler andare a trovare un morto in una tomba anche per dei buoni santi motivi come le donne del Vangelo, rimarremo sempre soli, sempre più soli!

Il Risorto, infatti, non puoi andare a trovarlo perché non è più nel sepolcro. Il Risorto è colui che ti viene incontro“. Tu non devi fare altro che “stare lì“ ed attendere. Stare lì vuol dire vincere e sopportare il nostro dolore e tutto il nostro pianto da cui molte volte inutilmente, vogliamo fuggire. Stare lì vuol dire resistere alla fretta presente che regola la nostra vita quotidiana.

Non c’è mai tempo abbastanza e pazienza per fermarsi e sciupare un po’ di minuti in silenzio, in preghiera. Eppure è solo in questo modo che possiamo arrivare a percepire la vita risorta che Dio vuole donarci.

C’era un uomo straordinario che disse: “io iniziai veramente a vivere quando mi fermai e smisi di  agitarmi inutilmente. Da allora, per la prima volta, ebbi l’occasione di rendermi conto di chi fossi“. Se impareremo a “fermarci“ scopriremo lentamente che cosa significa essere se stessi davvero. 

“Tu sei“, ci dice il Risorto perché “sei ora“, “sei sempre“. Lasciarsi penetrare dall’annuncio pasquale è entrare nella dimensione di Dio, nel Suo tempo. E’ percepire che la vita ha sempre un grande valore e che non si può viverla solo a momenti. Non ci sono lancette dell’orologio di Dio perché dobbiamo smetterla di calcolare ed accumulare. In questo orologio esiste solo la totalità ed il per sempre delle scelte di vita da farsi nell’oggi e non da rimandare in eterno a domani.

“Tu sei ora“ è dettato dall’urgenza di smetterla di sciupare inutilmente e borghesemente il prezioso tempo della nostra vita. Avere il coraggio di riconoscere la forza del risorto che invade la nostra vita, allora non potrà altro che farci ricordare che “se noi siamo“ e “noi siamo ora“, noi non possiamo che “essere qui“. Essere qui è fondamentalmente essere presenti, essere dentro la storia e le vicende della nostra vita, ma soprattutto essere consapevoli di essere qui in questo mondo.

È il mondo di ora in cui il Risorto vuole che siamo presenti. E’ tutto il mondo e non solo i nostri angusti confini che chiedono a noi di essere qui, ora. Le nostre assenze o fughe, purtroppo, parlano sino troppo chiaro sui giornali di questi ultimi tempi. Le persone che muoiono per cause assurde come l’egoismo e l’odio sono ancora troppe. La corruzione e gli interessi privati venuti alla luce sono la spia più evidente che crediamo di vivere qui ed invece la nostra testa e chissà dove. Pensiamo di fare il bene e di essere bravi ed invece non cambia niente.

“Tu sei“, “tu sei ora“, “tu sei qui“ è la provocazione più grande che possiamo accogliere dal Risorto per immergerci a capofitto in un impegno deciso e sincero.

Dovremmo un po’ tutti quanti riscoprire l’urgentissimo bisogno che abbiamo di fermarci per scoprire di essere dono, per incontrare il disperato desiderio di trovare una scelta definitiva e stabile per la nostra vita, per scoprire di essere ora ed arrivare, finalmente ad incontrare l’incolmabile sete di ogni fratello che aspetta il messaggio più  rivoluzionario e sconvolgente della vita: “e qui-ora“ nel dono che come Cristo faccio di me per accogliere, perdonare, accompagnare nella vita. Amare. Avremo la forza di andare a dirlo a tutti?

Buona Pasqua 

con affetto Don Angelo

 

 

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