UN “DONO” CHE AFFRETTA IL CAMMINO DELL’UNITA’

Pubblicato su Un popolo in cammino – Maggio 1998

Il Papa è tornato a parlare del martirio. Il tema del martirio ormai è una costante del “discorso” che egli viene svolgendo nei documenti più ufficiali e solenni, quali le lettere encicliche e i discorsi durante i viaggi apostolici, come anche nelle occasioni più ordinarie e quasi confidenziali, quali gli appuntamenti dell’angelus domenicale. In effetti Il martirio è ineludibile nell’annuncio Cristiano. Gesù ha chiesto ai suoi discepoli di prendere la croce “dietro” di Lui e ha promesso loro: “chi avrà perduto la sua vita a causa mia, la ritroverà”       ( Mt-10,32 ). Egli può chiedere e promettere tanto perché è il figlio di Dio. 

Solo Dio può chiedere all’uomo la vita. Solo lui può e deve essere amato al di sopra di ogni cosa. Lo comandava già nell’Antico Testamento ( CFR DT 6,5 ). 

Ora Dio si è fatto uomo in Gesù di Nazaret. In lui Dio si è reso amabile dagli uomini e dalle donne. Amabile come il maestro, l’amico, la persona più cara. In chi Lo incontra, il Figlio di Dio suscita un’attrazione d’amore. Il comando diventa un’esigenza. E risorgendo, ci ha dato il suo spirito che ci fa vivere la comunione con Lui. Il martirio per il nome di Cristo è testimonianza d’amore al figlio di Dio. L’amore per lui è più grande dell’Amore alla propria vita.

Vengono in mente le parole del Papa all’inizio dell’enciclica Evangelium Vitae sulla “relatività” della vita terrena. Pur essendo la vita terrena come “realtà sacra” affidataci da Dio, Egli la chiama non “ultima”, ma “penultima” nei confronti della vita soprannaturale che ci è donata da Cristo.

All’Angelus il Papa ha ricordato che la disponibilità al martirio è richiesta a tutti i cristiani. Resta però-come è evidente dalle sue parole-che  il martirio è un dono che il Risorto fa alla sua Chiesa. Quando essa si realizza, contiene sempre un messaggio per la Chiesa. Quale messaggio trae dalla grande esperienza di martirio di cattolici e ortodossi nei paesi dell’Est europeo? Cosa il Signore della storia ha voluto dirci col sacrificio di un così grande numero di fratelli? Il Papa vi vede un’indicazione precisa .Vi scorge un motivo per affrettare il cammino dell’unità tra i cristiani di tutte le confessioni e in particolare tra la Chiesa ortodossa e la Chiesa di Roma.

E’ una consegna che il Signore sembra darci in questo passaggio del Terzo Millennio. Ma è anche un dono grande che, assieme al figlio, dobbiamo chiedere al Padre ( cfr Gv 17,21). Un dono che -lo Speriamo ardentemente, assieme al Papa- ci sarà ottenuto per l’intercessione dell’imponente schiera di Martiri di questo nostro travagliato secolo. 

Don Angelo



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