Pubblicato su Un popolo in cammino – ottobre 1994
Usurai, usurai, tema ripugnante da pensare e da trattare. Il termine romano “strozzini“, curiosamente non indica l’usuraio, ma direttamente il “cappio“ dell’impiccagione. Termine plastico, se altri mai, per bollare una piaga morale e sociale antica ed universale chiamata sempre con termini infamanti della coscienza popolare.
E ovvio che i trattati di giurisprudenza e gli stessi codici civili e penali delle nazioni, sempre moralmente asettici, usano termini blandi come il gentile “frutto d’uso”, “vendita di denaro “e così via, indizio insieme di incomprensione, di distanza, di impotenza nel circoscrivere il terrificante fenomeno e nel condannarlo con severità spietata. Dalla più antica documentazione in realtà, quella dell’oriente antico, almeno dal III millennio prima di Cristo, abbondante per l’economia il diritto e la politica, si sa che l’usura esiste sempre, con tassi oscillanti paurosamente secondo il capriccio di divoratori di uomini che nessuna legislazione mai osò chiamare con il loro nome: delinquenti, criminali. Così i tassi usurai colpivano per il 50% ciò che era stato prestato anche per un mese o per il 35-50% se il prestito era in prodotti. È chiaro che davanti a tanta mostruosità a Babilonia, in Egitto, in Grecia, a Roma si levano grida di autori noti e sconosciuti fino all’ironia di Tacito: “santo e chi non esige usura“, e questi significa che di “santi“ non ne esistevano, allora, tanti. E la sempre blanda legislazione contro gli usurai come le “grida” manzoniane, fu in realtà il migliore garantismo per la delinquenza usuraia, celando l’ipocrisia (tante autorità del mondo antico erano usurai) ed il disinteresse per il popolo.
L’ira profetica-“rabbia profetica“, invece, irrompe dalla Bibbia dell’antico e del nuovo testamento. L’usura è qui peccato chiamato “fratricidio“, mai perdonato, sempre condannato, e gli usurai sempre bollati di infamia perenne. In ebraico l’usura si chiama Nesek “morso“, ed è detto tutto; altri termini tecnici parlano di “accrescimento gravante del debito“. L’ira profetica non è solo dei “profeti “classici. Essa è originaria nella narrazione biblica, ed è perenne. Causa benedizione e lode a chi non la pratica e condanna a chi, invece, con essa strangola il fratello. Proibizione netta in esodo 22,24 “se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse“.
Il testo fa parte del “codice dell’alleanza“ annesso al decalogo (Esodo 20,22; 23,19; 20,1-17) attribuito direttamente a Mosé, ossia alla fine del secolo 13º avanti Cristo. Un’altra proibizione sta nel contesto del giubileo biblico in Levitico 25,35-37, con la messa in guardia “temi il tuo Dio“, e con la motivazione splendida del versetto 38 “come il Signore ti liberò dalle usure dell’Egitto oppressore, così tu presterai gratis liberando tuo fratello“. Nel libro del Deuteronomio 23,19-20 il Signore promette la sua benedizione a chi presta senza usura al fratello. Tra i profeti basterà, qui, citare un testo interessante di Ezechiele (cap. 18) “uno è giusto e osserva il diritto e la giustizia … se non opprime alcuno,restituisce il pegno al debitore,se non presta ad usura e non esige interessi. Colui che agisce così è nella vita, ma è nella morte “chi opprime il povero e l’indigente, commette rapine, non restituisce il pegno… Presta ad usura ed esige gli interessi… Egli non vivrà“. La lettura sapienziale-per liberare il popolo dei poveri dalla piaga mortale dell’usura, il Signore promette l’invio del suo Re, il Messia (salmo 71,14). Intanto, però, una delle condizioni per “salire alla divina presenza nel Santuario, è non praticare l’usura.“ Signore chi, dimorerà nel Tuo Santo Monte?… Chi presta denaro senza fare usura e non accetta doni contro l’innocente“. Dio odia l’usura.
Don Angelo
(continua)
