Pubblicato su Un popolo in cammino – ottobre 1998
Luogo di rapporti che fanno emergere la bellezza di tutti i doni di cui è stata donata la vita che abbiamo fra le mani?
Rapporto che ci educa a tendere ad un “oltre”, al Mistero?
Battisti cantava nel 1972:
“Come me, che ho bisogno di qualche cosa di più, che non puoi darmi tu…”
Dante nel Purgatorio ( II vol. 106-114 ) parlando dell’incontro con il musico Fiorentino Casella dice: “Ed io:” Se nuova legge non ti toglie memoria o uso a l’amoroso canto che mi salea qatar tutte le mie voglie, di ciò ti piaccia consolare alquanto l’anima mia che, con la mia persona venendo qui, è affannata tanto! “.” Amor che nella mente mi ragiona” cominciò elli allor, sì dolcemente che la dolcezza ancor dentro mi sona”.
La scuola non può ridurre la vita ad uno schema ma occorre che rispetti la vita, il cuore, l’intelligenza, l’anima fatta per il Mistero, donataci con una ricchezza che tende inesorabilmente verso l’infinito.
L’impressione è, vorrei dire, persino la realtà, è che la scuola oggi tenda sempre di più a preparare strumenti che servono ad un proprio progetto di società.
L’impressione è che la persona anche a scuola sia accolta per “ciò che può servire” e non per “ciò che è, per la sua dignità di persona irripetibile”.
Occorre pregare per i nostri ragazzi, perché incontrino persone che li accolga come uomini e donne singolari, uomini e donne irripetibili, uomini e donne che hanno un destino infinito.
Don Angelo
