
Pubblicato su Un popolo in Cammino
Non si può comprendere l’unità di Dio e la trinità delle persone senza essere seri nei confronti della nostra esperienza umana.
Nel libro della Genesi nella Bibbia si parla della creazione di Dio che prepara, come un padre provvidente, tutto ciò che è necessario ad Adamo per vivere con gioia già, sulla terra… e conclude che Dio vide che ogni cosa era buona, cioè, riflesso del Suo Amore, della sua attenzione.
Poi si confronta con il Figlio e continua: “Facciamo uno che sia riflesso dell’Amore (Spirito Santo) che intercorre tra noi. “Plasma, così, dalla terra da Lui creata, l’uomo fatto a Sua immagine e somiglianza.
Ma l’uomo si chiede: “Se tu, Dio, mi hai fatto a tua immagine, se tu, Dio, sei amore che si dona gratuitamente a tuo Figlio in un amore infinito, se tu mi hai fatto per riflettere te stesso, a chi mi dono? Non sono contento di possedere le cose che mi hai donato! Voglio donarmi anch’io. Come faccio?”. Adamo si addormenta.
Questo sonno di Adamo, che era dettato dal fatto di non riuscire a realizzare in se stesso l’immagine di Dio che era impressa indelebilmente nel suo cuore, nella sua vita, è un fatto che fa riflettere Dio.
Allora, “dalla costola”, cioè dal desiderio dell’uomo di realizzare la propria vita, il Signore trae la donna. “ Questa sì, è carne della mia carne, ossa delle mie ossa”. Ora posso anch’io, come Dio, donare gratuitamente me stesso ad un’altra e l’altra può donare se stessa gratuitamente a me nell’amore, nello Spirito Santo. Ora sono veramente ciò per cui mi ha fatto Dio: essere riflesso del Suo Amore.
Ho voluto riflettere sulla nostra esperienza umana per comprendere che se Dio è amore non può non essere rapporto tra persone distinte. Come potrebbe, Dio, realizzare se stesso come gratuità di dono a tutta l’eternità se non avesse “qualcuno” a cui donare? Questo ci fa riflettere anche sul valore di ogni persona da cui siamo circondati!
E’ una occasione grande che il Signore ci mette accanto per realizzare la nostra vita, per realizzarla nell’Amore, per realizzarla come dono gratuito. Certo, noi, come Adamo ed Eva, tendiamo ad impossessarcene, come fosse “cosa nostra”. Ma questo ci rende egoisti, possessivi e, perciò, senza gioia di Dio, senza la gioia di riflettere in noi la Sua vita, senza la gioia di realizzare noi stessi riflettendo la Sua Gloria.
Chiedo al Signore che ognuno di noi sia nella gioia, accettando anche il sacrificio di donare se stesso per il bene degli altri. Altrimenti perché Gesù e venuto tra noi? E’ venuto solo per dirci che vale la pena vivere amando, anche se questo comporta la croce di perdere noi stessi per ritrovarci negli altri.
Con affetto
Don Angelo
