Il discorso cristiano se resta “discorso” non vale nulla

Occorre che si faccia nostra carne

fonte immagine: anselmocarabelli.wordpress.com

Pubblicato su Un popolo in cammino – giugno 1989

La condizione di passaggio dal discorso alla esperienza, o ad una esperienza più profonda e più vasta, che coinvolge cioè tutti gli aspetti della vita, la condizione perché la nostra fede sia meno fragile nell’impatto con la realtà è una fatica reale nel prendere sul serio il discorso o la parola con la quale è stata rinnovata in noi la speranza.

Occorre accogliere la fatica di tradurre in esperienza di vita l’ideale che ha il nome storico “Gesù di Nazareth”. Occorre che diventi carne e ossa, tempo e spazio, che diventi esperienza il “caro” detto a Gesù? Domandava l’imperatore allo starets nel racconto di Solov’ev. “Ciò che ho di più caro nella vita è Cristo”, rispondeva. Questo è il punto reale della fatica.

Mounier diceva: “E’ dalla terra, dalla solidità, che deriva necessariamente un parto pieno di un’opera che cresce, di tappe che si susseguono – perciò un cammino, una strada. Aspettare con calma, con sicurezza”.

E’ dalla pazienza, perché occorre mettere un mattone sopra l’altro, che cresce una costruzione: dal sentimento paziente di un’opera che cresce, si sviluppa, (come quando uno si guarda indietro e dice: “Come era diverso due anni fa!), fatto da tappe che si susseguono non in un correre trafelato, in un cammino tanto nervoso quanto incerto, ma “aspettate”, cioè vissute nella speranza.

Ciò che di più caro abbiamo nella vita è Cristo, più “atteso” che “visto”. E’ un’esperienza in cui l’attesa prevale quotidianamente su ciò che si tocca, ma questa è la natura della fede, della speranza e della carità in questo mondo: quella di tappe che si susseguono, con calma, con sicurezza. La fragilità nell’impatto con il reale rimane, ma non ti toglie la pace e la sicurezza.

“occorre soffrire (così prosegue il brano di Mounier) perché la verità non si cristallizzi in dottrina, ma nasca dalla carne”.

Soltanto se la verità nasce dalla carne che c’è un parto pieno di letizia, che la vita diventa feconda, che c’è un’opera che cresce paziente. Ed è paziente e forte solo l’uomo che ha un ideale. E’ soltanto se la verità nasce dalla carne che si stabilisce una storia nuova, piena di calma e di sicurezza, senza presunzione e senza scosse violente.

La verità nasce dalla carne, e la verità è ciò che ci è stato annunciato, è Cristo in cui tutto consiste. Questo significa che Cristo va testimoniato e reso visibile dal modo di alzarti al mattino, perché la carne è l’alzarti al mattino; dal modo di intrattenere i rapporti con i tuoi famigliari, perché la carne è il modo con cui stai con i tuoi famigliari; dal modo di andare all’università, perché la carne è la strada che devi percorrere per andarci in treno o in automobile e dal tuo modo di affrontare il professore, il contenuto dei testi e il tempo da non perdere.

La verità nasce dalla carne: significa che la verità (Cristo) determina un cambiamento che la rende presente; un cambiamento nel tuo rapporto con il ragazzo o la ragazza; un cambiamento nel modo di guardare te stesso, nel modo di stancarti o annoiarti, nel modo con cui guardi al tuo passato, nel modo con cui guardi all’azione compiuta, nel modo con cui guardi questo presente che sarebbe, per sé, pieno di noia, pieno di niente, di aridità, di deserto.

La verità nasce dalla carne: significa che cambino queste cose, che non si comprende e non si arriva a Cristo se non dal di dentro di questo cambiamento.

La presenza di Cristo qui ed ora è sperimentabile attraverso questi cambiamenti. Cristo è presente in questo cambiamento della tua carne, cioè della tua umanità concreta.

Sono questi il parto pieno di gioia ed il sentimento dell’opera che cresce con la forza sublime della pazienza (nella vostra pazienza possiederete voi stessi). E’dentro Cristo; la sua potenza, la potenza della sua presenza è dentro l’esperienza presente di un cambiamento che è un parto, cioè esperienza di generazione, di un’opera che cresce fino a diventare una storia che rimane, di tappe che si susseguono con calma, con sicurezza, così che anche la misconoscenza altrui, anche di chi dovrebbe aiutarci, non riesce più a distrarre la nostra persona dalla strada sulla quale è stata messa. Però la verità deve nascere dalla tua carne: che il discorso diventi esperienza significa che tu sperimenti questo, ti accorgi di questo, lavori per questo. Perché nulla cambia in te, il dono originale non si fissa e non si sviluppa in te, se non con la collaborazione, se non con la fatica reale (“occorre soffrire….”), un sacrificio che San Paolo identifca con l’obbedienza: “CRISTO FATTO OBBEDIENTE FINO ALLA MORTE E ALLA MORTE IN CROCE”.

Don Angelo



Lascia un commento