
Quando lo Stato preda e promotore di questo debolissimo relativismo si assume l’esclusiva dell’istruzione e dell’educazione, sottraendo loro spazi di autentica libertà, l’inizio della fine della civiltà è certo prossimo.
Lo Stato si trasforma in oggetto d’occupazione e in soggetto indebitamente occupatore, evidenziando come non si tratti altro che dell’esito di un lungo processo storico, giuridico e ideologico politicamente iniziato dalla Rivoluzione Francese, grande avversaria della libertà dei corpi sociali esistenti tra singolo e Stato.
Ebbene, lo Stato può però essere diverso se si pone seriamente come vertice politico di una società autenticamente a misura d’uomo, garantendo la sussidiarietà e la libertà creativa delle sue componenti. Uno Stato di tal fatta garantisce la libertà di educazione, difendendo e valorizzando le opere di costruzioni intraprese dai suoi cittadini.
In questo quadro la questione della scuola cattolica nell’Italia di oggi-un dibattito che le pagine dei giornali tornano periodicamente a riproporre- acquista un’importanza ulteriore, nella misura in cui costituisce richiesta pressante di decisivi e autentici spazi di libertà non solo per i cattolici ma per qualsiasi cittadino, e ribadisce il servizio davvero pubblico che anche – e direi soprattutto, quando i soggetti sono le libere associazioni di insegnanti e di genitori direttamente coinvolti nel campo educativo-i privati possono e debbono svolgere.
