
Il Peccato qual’è? “Figliolo è uno: dimenticare Dio e la Sua immagine, Cristo”.
Il senso del peccato o è legato alla speranza, oppure è un altro peccato. Anzi: non è più senso del peccato. Non è senso del peccato quello che parte dell’esperienza di essere stati miseri. Esso viene da uno sguardo alla propria vocazione di uomini, alla nostra grandezza. Ha scritto Dostoevsky: “ l’uomo è responsabile di tutto e di tutti”, altro che miseria!
Questo accade per il Cristianesimo consapevole. Ma chi non crede … è diverso…!
No. C’è un amore che fa galleggiare sul nulla, qualcuno ci tiene la vita. Questa è una evidenza come la nostra libertà di fare il male. Di dire di si e di no. Senso del peccato è il riconoscimento di non essere stato persona.
Il senso del peccato, anche per chi non conosce Cristo, è il grido di chi ci tiene in vita, restauri l’icona di sé.
Ma poi c’è Cristo. Il destino di ogni uomo è segnato da una croce dove un uomo è morto per ogni uomo. Attraverso questa croce ogni uomo partecipa al destino universale del mondo che è di cantare l’Amore di Dio Padre, il Suo desiderio di renderci partecipi di Lui, la Sua capacità di continuare ad amare anche quando noi perdiamo la nostra dignità che è quella di amare, la Sua capacità di non dimenticarsi Lui che noi siamo figli Suoi!
In Matteo 5,43-48 Gesù ci indica la nostra dignità di uomo:
“sapete che si dice: “ama i tuoi amici, odia i tuoi nemici. Ma io vi dico: amate i vostri nemici, pregate per quelli che vi perseguitano. Facendo così diventerete veri Figli di Dio, vostro Padre, che è in cielo. Perché Egli fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni e fa piovere per quelli che fanno il bene e per quelli che fanno il male”
“Se voi amate soltanto quelli che vi amano, che merito avete? Anche i malvagi si comportano così”
“se saluterete soltanto i vostri amici, fate qualcosa di meglio degli altri? Anche quelli che non conoscono Dio si comportano così! Siate dunque, perfetti come perfetto è il Padre vostro che è in cielo”.
L’uomo ha questa grandezza, questa capacità di amare, è questa immagine; l’immagine e la grandezza del Padre! Di fronte a questa grandezza il cristiano riconosce spontaneamente, se non è ottenebrato da una superbia che lo abbruttisce e lo degrada, riconosce di essere peccatore perché non risponde alla chiamata di una alleanza che lo divinizza.
Siamo chiamati alla dignità di “essere perfetti come è perfetto il Padre di Gesù che è nei cieli”. Siamo chiamati a questo! Che dolore, che peccato non rispondere, dimenticarcene.
Il Cristiano non può cadere della disperazione. Vede il suo male, ma è associato alla grandezza di Gesù sulla Croce. Sa che il termine di questa alleanza e il fondamento della sua dignità sono recuperabili.
E’ il perdono, è il sacramento della riconciliazione: il momento che riflette la dignità dell’uomo peccatore e la sua dignità di figlio di Dio chiamato a trasfigurare sé e il suo mondo. La vera umiltà è sempre legata alla responsabilità della trasfigurazione.
Non devi misurare la tua miseria, ma devi misurare il bene che continuamente ti è dato e di cui non ti curi. E Giobbe: “Tu mi sei passato accanto e non ti ho riconosciuto”.
La penitenza non nasce dall’analisi della propria opera, ma dallo sguardo all’opera di Dio. Ed, allora, sii palese la natura del peccato. Lo scriveva già San Cirillo di Gerusalemme, uno dei primi Padri della Chiesa: il peccato, ultimamente, è sempre dimenticanza. Basta poco per perdere molto, ma basta poco per recuperare tutto. Ecco il Cristianesimo. Siamo redenti. C’è la costante presenza di Cristo che ci perdona. E qui, siamo alla Confessione, al sacramento della penitenza.
Il punto più vero della vita del mondo è il Confessionale. La concentrazione più alta di energia nella storia.
Non sono, io, solo perdonato. Come il peccato ha risonanza cosmica, così il risanamento della mia persona è strumento di misericordia per la salvezza di tutti. La Confessione, come sacramento, è dalla Chiesa per la Chiesa.
La perdita del senso di peccato è grave. Impedisce la creatività. Sempre il senso del peccato è associato alla speranza. Dove manca si è in presenza di una società al crepuscolo. Dove c’è, allora ecco la rinascita.
Io capisco la gravità del mio peccato quando il Signore si degna di svelarmi la grandezza della Sua misericordia.
Questa è la Confessione, questa è la Chiesa e il Suo compito: ricordami la grandezza della mia umanità ripresentandomi la grandezza della umanità di Cristo che non rinuncia ad amarmi anche quando per orgoglio non mi lascio ferire dal Suo Amore.
Don Angelo
