
Di fronte alla folla che urla Pilato chiede la parola.
“Che farò, dunque, di quello che chiamate il re dei Giudei?”
La domanda è assurda.
E’ forse il popolo che deve dirglielo? Il procuratore romano è già interiormente disarmato di fronte a Gesù, di fronte al giudizio su di lui. Probabilmente non sa cosa fare di lui. Se non si conosce Gesù e non si capisce il suo silenzio che rivela tante cose, non si sa che cosa gli stia accadendo e come ci si debba comportare nei suoi confronti. E, allora, che cosa resta di altro da fare se non interrogare il popolo, andare ad ascoltare di qua e di là che cosa si pensa?
Ma adesso si sa con certezza che cosa pensare. Ci si è fatti illuminare da alcuni mandanti e si è di una sola idea e questa è decisamente negativa.
Che cosa deve fare Pilato di questo Gesù?
“… ed essi gridarono di nuovo: crocifiggilo”.
A preparare la Croce è anche la stoltezza della moltitudine che rappresenta
“l’opinione pubblica”
e non soltanto la scaltrezza di chi crea opinioni, non solamente il disorientamento e la vita dei despoti politici.
Si nascondono tutti dietro la folla anonima del popolo. Pensano, così facendo, di scaricarsi della decisione. Gesù, impotente, non ha mai peso nel calcolo politico. In fin dei conti, un po’ di accondiscendenza verso la folla esasperata non può guastare. Roma approverà la sua saggezza. Sentenza e rinvenimento della giustizia sono solo formalità. Il diritto non è una camicia di forza. L’opinione del popolo, invece, è una realtà. Fare attenzione ad essa anche contro il diritto, è realismo che fa bello il politico. L’unica correttezza sul piano formale-giuridico è la flagellazione del condannato, se il condannato non è un cittadino romano.
E, poi, al popolo piacerà sicuramente.
Poi non resta che una consegna:
quella della croce.
Carissimi, certamente, ognuno di noi troverà quale atteggiamento assumere, di fronte alla faticosa ricerca della verità, nei confronti di Gesù che oggi vive nei nostri fratelli e nelle nostre sorelle.
Sempre è messa in gioco la verità di fronte a Cristo nel volto dei fratelli e delle sorelle.
Possiamo essere stolti come la moltitudine che si lascia trascinare dalle “opinioni correnti”.
Possiamo essere scaltri per portare subdolamente accuse.
Possiamo scaricarci dalle responsabilità personali nascondendoci nell’anonimato della folla.
Ma sempre … quando siamo in questo atteggiamento non facciamo altro che
“Consegnare quella Croce”
Sopra quei due legni ci sta ancora
“Il corpo di Cristo”
Nel corpo dei nostri fratelli.
Quei chiodi li configgi ancora
“nella carne di Cristo”
Configgendoli
“nella carne dei fratelli
Nella carne delle sorelle”
Quanto occorre a ciascuno
Contemplare quel volto
Per
Riscoprire il nostro volto umano.
Don Angelo
