Testimonianza Suor Anna Ripamonti

30 novembre 2008

…e venne un uomo chiamato Angelo

La conoscenza con don Angelo risale per me all’estate 1963. Con la mia famiglia ci trasferimmo in viale Suzzani e subito ci recammo in Parrocchia per offrire la nostra disponibilità, soprattutto noi quattro sorelle in età compresa tra i 12 e 19 anni. Don Angelo era appena arrivato come coadiutore di don Carlo Verga e con molta gioia e cordialità ci accolse offrendoci di diventare catechiste. Io ero la più piccola, 12 anni e dissi timidamente “non l’ho mai fatto, forse sono troppo giovane”. La sua risposta, accompagnata da un largo sorriso e da uno sguardo penetrante non ammetteva repliche: “comincerai coi bimbi di prima elementare, che sono più piccoli di te”. Da quell’estate ’63 fino al mio ingresso in monastero, maggio ’72, negli anni dell’adolescenza e della prima giovinezza, don Angelo è stato per me padre nella fede, testimone appassionato di Cristo e della sua Chiesa, amico tenero ed esigente, trascinatore di giovani alla ricerca di dare senso e contenuto al proprio vivere. Le sue parole erano sempre avvalorate dai fatti. Sapeva sì parlare di preghiera, ma al mattino, un’ora prima della S. Messa delle 7.30 lui era in Chiesa, solo, a pregare. Parlava di povertà e di essenzialità nel vivere e lui per primo non teneva nulla per sé, la sua auto era a disposizione di tutti, riceveva offerte per donarle subito a qualche bisognoso o per comperare oggetti utili al gruppo giovanile. Ricordo bene come ci lasciava interdetti e anche un po’ seccati quando, ricevendo un nostro regalo personale: un maglione, un impermeabile o altri indumenti pensati per lui, scoprivamo che il giorno successivo era già stato donato. E anche qui non ammetteva repliche: “se me li avete regalati posso farne quello che voglio”. Parlava di accoglienza e la sua casa era aperta a tutti, giorno e notte,  il suo tempo e la sua vita erano per gli altri. Per sé poche ore di sonno e qualche minuto per nutrirsi in modo molto frugale, tra una telefonata e l’altra. Ma nella direzione spirituale era come se al mondo esistessi soltanto tu, come se nulla fosse più importante di quell’incontro, e tutta la sua attenzione, il suo amore, la sua capacità di ascoltare e di penetrare nel fondo del cuore dove si maturano le scelte vere della vita ti portava in diretto contatto con Dio per scoprire passo dopo passo il suo disegno su di te.  Indimenticabili le vacanze estive trascorse con i giovani della parrocchia, negli anni 65-67, dove si pregava, ci si ritrovava a riflettere su argomenti che di volta in volta il Don ci offriva con la sua comunicazione irruenta e profonda, che va diritto all’essenziale, e, in qualche raro ritaglio di tempo si creava l’ occasione di svago. E queste osava chiamarle “vacanze” !  Con don Angelo non c’era tempo da perdere, la vita andava spesa seriamente, nel cercare di annunciare la buona novella di Cristo, morto e risorto per la nostra salvezza. Scherzando dicevamo che forse la sua guida spericolata – di cui spesso chiedeva umilmente perdono soprattutto a chi scendeva dalla macchina un po’ stordito – era forse segno della preziosità del tempo… Al suo 30° compleanno, festeggiato con i primi giovani che aveva riunito,  una canzone composta per la circostanza diceva tra l’altro “l’Arcivescovo di Milano…gli ha ben detto di andar piano…se tutti i preti son volanti gliene restan mica tanti!”. Inesauribili i gruppi che per sua iniziativa si crearono all’interno della parrocchia: animatori della Liturgia, dei giochi in oratorio, l’attenzione alle nuove famiglie che venivano ad abitare nella zona, in continua espansione,  disponibilità verso gli anziani e le persone sole o bisognose, la caritativa in un orfanatrofio di Bresso e di tanto in tanto un momento di gioco e di svago per i bimbi ricoverati a Niguarda. Quest’incredibile fecondità apostolica confluì in seguito nell’esperienza di Comunione e Liberazione.

I primi anni vissuti nella parrocchia di San Carlo alla Cà Granda, sorta da pochi anni in un quartiere allora periferico, accanto all’ospedale di Niguarda, l’incontro con il movimento di C.L. che proprio in quel tempo si stava consolidando, la solidarietà ai battaglieri studenti del ’68, hanno visto don Angelo sempre in prima linea, protagonista intelligente e appassionato, fermo nella sua fede in Cristo e obbediente all’autorità della Chiesa, esigente e radicale con noi giovani, intollerante di fronte alle mezze misure perché “chi è morto per te se non Gesù Cristo?”.

Siamo in tanti a rendere grazie a Dio per la sua fede incrollabile e la sua straordinaria capacità di donarsi a tutti e per tutto, per la sua carità senza riserve, attenta a cogliere le esigenze dell’altro per dimostrargli solidarietà ed amicizia, per la sua speranza incrollabile nel ricercare in ogni persona i talenti nascosti, per trafficarli e moltiplicarli. Benedetto XVI scrive nella Spe salvi (48): “Gesù Cristo è la luce per antonomasia, il sole sorto sopra tutte le tenebre della storia. Ma per giungere fino a Lui abbiamo bisogno anche di luci vicine – di persone che donano luce traendola dalla sua luce ed offrono così orientamento per la nostra traversata”.

Ritrovarci per far memoria della sua nascita al Cielo sia per ciascuno segno di gratitudine e di impegno sempre rinnovato a non perdere l’orientamento della nostra vita: Cristo Gesù, unico senso del nostro esistere.

 Suor Anna Ripamonti – 

 Carmelitana

 Gerace  – Reggio Calabria

Pubblicato da weissewand

Laureato in filosofia con indirizzo storico all’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Lettore onnivoro. Appassionato di cinema dall’adolescenza, ho scoperto la critica cinematografica grazie alla Nouvelle Vague francese. Promotore di blog e coordinatore editoriale del sito Storia dei Film per quasi un decennio. Vivo in quell’angolo di mondo tra Milano e il lago Maggiore a pochi km dal confine svizzero patria dei miei avi, scultori e mastri comacini originari del mendrisiotto (Castel San Pietro - Ticino), scesi qualche secolo fa nella Valle dell’ Arno a Solbiate, frazione Monte, per affrescare la chiesa di Sant’ Agata e ivi rimasti. La mia famiglia è stata poi legata per un secolo ad un’ importante attività industriale di tessitura nel mio paese di residenza, attività nella quale ho avuto il primo contatto con il mondo del lavoro. Attualmente lavoro come impiegato amministrativo in una ditta metalmeccanica legata all’edilizia.

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