Avvento

fonte immagine: radiomaria.it

Non è,  forse, sorprendente e non costituisce, in apparenza, una seria difficoltà per una vita sinceramente cristiana, il fatto che noi, ogni anno, dobbiamo di nuovo interrompere la tranquilla e santa gioia di Pentecoste per Cristo Glorioso abitatore della sua Chiesa, per essere riportati indietro di millenni all’oscuro e doloroso desiderio dell’Avvento: “O Adonai, guida e Signore della casa d’Israele, Tu che apparisti a Mosè in un roveto ardente e gli desti una sede sul Sinai, vieni e stendi il tuo braccio per liberarci?

Possono le stesse labbra che proprio ora hanno intonato il Pange Lingua al presente re dell’universo, improvvisamente pregare angosciate nel “Rosate coeli”: “O germoglio di Davide e scettro della casa di Israele, tu che apri e mai sei chiuso, tu che chiudi e mai sei aperto, vieni e libera chi è prigioniero dal carcere, dall’oscurità e dall’ombra di morte”?

 

Se noi già “nella speranza sediamo con Cristo alla destra del Padre” (S.  Agostino),  se “ la nostra Patria è nei cieli” (Filippesi 3,20) , come possiamo, allora, ridiscendere nella notte di questa terra non ancora redenta, per soffrire ancora la morte del figli di Adamo e sospirare tra loro maledizione: “O strada verso l’alto, o splendore della Luce eterna, sole di giustizia, vieni e illumina coloro che giacciono nelle tenebre e nell’ombra di morte”; “O Re dei popoli, loro desiderio, pietra d’angolo, che ridai unità a ciò che è disunito, vieni e salva gli uomini, che tu plasmi dal fango della terra”?

 

E se anche questa attesa rinnovata dura poco tempo e si libera presto nell’angelica gioia di Natale, “Oggi è nato il Cristo, oggi è apparso il redentore, oggi cantano sulla terra gli angeli ed esultano gli arcangeli!”; “Gloria a Dio nell’alto dei cieli! Alleluia!”,  non costituisce anche il Natale una difficoltà?

 

Per l’uomo maturo, che è passato attraverso lotte disperate e notti di angoscia, ritornare il bimbo privo di preoccupazioni quale era sotto la protezione della madre? “Un fanciullo oggi è nato, Dio è il suo nome! E’ un forte eroe, Alleluia, Alleluia”. Ma sappiamo che verrà il Golgota.

 

Vedi, questo è un mistero della vita umana, che è stato assunto dalla bontà della provvidenza divina anche nel piano della salvezza per diventare ancora più misterioso, ma anche, come avviene per tutti i misteri, più pieno di grazia!

 

Come le piante e gli alberi traggono la loro linfa, la loro vita dalla radice, anche se già da moltissimo tempo sono cresciute, così anche il nostro avvenire cresce sempre dal nostro passato, e il nostro passato si svolge sempre verso il nostro avvenire: non è lo stesso, ma non è nemmeno diverso.

 

Esamina la tua vita passata: le tendenze, le aspirazioni che ormai predominano non erano già vive nella tua fanciullezza? E il gioco dell’adolescente non era, in germe, il lavoro dell’adulto?

Così è pur vero che noi, ormai, non viviamo più l’Avvento o il Natale, o i rovesci del Getsemani e del Golgota, o le tempeste di giubilo di Pasqua, o il fuoco di Pentecoste; ma siamo membra di Cristo che siede alla destra del Padre e siamo con Lui nella speranza che “noi, ugualmente liberi nell’anima e nel corpo, ti serviamo con mente pura”.

 

Questa maturità del tempo di Pentecoste ha le sue radici nell’Avvento, nel Natale, nella Quaresima e nella Pasqua; con le piante e gli alberi crescono sulla robustezza delle loro radici, e questo ritorno annuale di questi “tempi” non è altro che un ridare alimento alla vita delle radici.

 

Avviene con i tempi della Chiesa ciò che avviene, in genere, nelle energie fondamentali della vita umana: come l’uomo molto maturo si rinnova continuamente per mezzo di nuovi desideri, di nuove battaglie dolorose, di nuove vittorie, di nuova tranquillità di possesso, così anche noi ci rinnoviamo continuamente nella nostra “condotta celeste” per mezzo di un nuovo desiderio del cielo, la vita di grazia, di carità, vi trovi più spazio.

 

“Monti di Israele, preparate rami in abbondanza, e fiorite e date frutto!”

“Ecco io vengo, io il Signore vostro Dio per visitarvi nella pace. Io vi proteggerò”

 

L’Avvento come tempo di preparazione alla solennità del Natale appare per la prima volta alla fine del IV secolo in Spagna e in Gallia.

Dal V secolo l’Avvento si conforma al modello della Quaresima assumendo il carattere penitenziale che conserva ancora oggi.

 

Le letture del Vangelo di questi giorni compongono il quadro degli avvenimenti che precedono la nascita di Gesù.

La genealogia di Gesù indica quanto il Salvatore fu legato al suo popolo ed alla storia umana.

 

L’angelo Gabriele preannuncia la nascita di Giovanni il Battista e poi viene mandato a Nazareth. Maria si reca da Elisabetta e canta l’inno di gratitudine per ciò che Dio sta compiendo in lei a favore della salvezza di tutte le genti.

 

Celebriamo, inoltre, la nascita di Giovanni Battista, il quale “andrà innanzi al Signore a preparargli le strade”.

 

La Chiesa ogni anno festeggia il ricordo della venuta al mondo del Figlio di Dio nel corpo umano e, attraverso la lettura del profeti, dispone ciascuno ad accoglierlo nella vita. Non lo fa per ricordare la realtà passata: il fatto storicamente avvenuto e la lunga attesa del popolo di Israele per la venuta del Messia! Cristo è venuto sulla terra, ha annunciato la Buona Novella, cioè che è possibile vivere in modo nuovo, che è possibile vivere accogliendo gli altri come parte di se stessi nella carità, nell’Amore; ha compiuto, cioè, la redenzione dell’uomo facendolo partecipe dell’Amore del Padre.

L’umanità ha visto la salvezza.

 

Il tempo di preparazione al Natale deve servirci da introduzione per capire il mistero della presenza di Cristo in mezzo a noi.Il Signore è venuto, il Signore è presente.

La Chiesa si rende conto che Gesù è già presente in mezzo a noi e in noi attraverso la vita di Carità e di Amore……….ma attende anche il “non ancora” che deve venire.

Gesù è venuto, ma la Chiesa pellegrina sulla terra, nel tempo, attende il ritorno del Signore. Occorre che noi aspettiamo il ritorno di Cristo come i servi che attendono il ritorno del loro padrone, occorre che vegliamo per aprirgli appena sarà venuto e avrà bussato alla porta del nostro cuore, occorre andargli incontro con le lampade accese; ecco l’atteggiamento dell’Avvento.

 

Isaia e Giovanni Battista: queste le due grandi figure dell’Avvento. La voce dei profeti e la voce del grande precursore del Signore continuano a riassumere nella Chiesa, perché bisogna continuamente preparare la via al Signore e bisogna continuamente gridare: Convertitevi! Coraggio, non avere paura di Cristo perché Lui viene a svelarti la tua grandezza e la tua dignità vincendo il male del tuo rifiutare di riconoscerti figlio amato e voluto dal Padre.

 

Gesù viene continuamente per farci nuove creature…..solo noi, rifiutandolo, possiamo continuare a vivere secondo i desideri dell’uomo vecchio.

 

Le  parole di Maria: “Avvenga di me secondo la Tua Parola”, dovrebbero farsi preghiera dell’Avvento poiché vivere pienamente l’Avvento significa accogliere Cristo come Maria.

 

Facciamo nostra la preghiera del messale Romano:

“Ascolta, Signore, la preghiera del tuo popolo in attesa del tuo Figlio che viene nell’umiltà della condizione umana: la nostra gioia si compia alla fine dei tempi quando Egli verrà nella Gloria”.

 

Occorre, allora

  • pregare perché il Signore ci renda capaci di accoglierlo
  • accogliere il Suo Amore, il dono che fa di se stesso a noi che ci riconosciamo poveri attraverso il perdono nella Confessione
  • disporci a condividere la nostra vita con la Sua attraverso la Comunione
  • essere capaci di ascoltare la Sua Parola attraverso la catechesi e nell’accoglienza delle proposte che la Chiesa ci fa.



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