
Pubblicato su Un popolo in cammino – Luglio 1989
Non dire: “E’ difficile,… non ci capisco… leggilo e rileggilo!
Il gesto che ha veramente cambiato il corso della storia, che ha capovolto la mentalità dell’uomo e perciò di tutta la società è consistito in una comunicazione che Dio ha fatto.
Dio ha messo in comune se stesso. Dio ha condiviso il nostro niente. Dice Geremia (31,3): “ Ti ho amato di amore eterno; perciò ti ho attratto a me come segno del Suo amore verso l’uomo. Ma questo diventa scandalo per la ragione orgogliosa dell’uomo che pretende di comprendere tutto con le sue matematiche misure con le sue auguste evidenze.
Ma Dio ha approfondito in modo che non si può neppure misurare questo suo primo gesto d’amore.
Nella Incarnazione del Suo Verbo, Dio mette in comune se stesso. Gesù è il gesto con cui Dio chiarisce e riassume tutta la Sua azione creatrice.
Ancora di più: Dio ha voluto che questo Suo gesto si prolungasse per tutta la storia.
La Chiesa è il Cristo presente e nascosto; la Chiesa è Dio che continua a mettere se stesso in comune con noi, è l’Emmanuele, il “Dio- con- noi”; la Chiesa è Cristo che continua a condividere la nostra vita “fino alla consumazione dei secoli”.
CREAZIONE – INCARNAZIONE – CHIESA: sono, insieme, la fondamentale rivelazione di Dio, cioè dell’Essere, il quale, come appare dal Mistero della Trinità, E’ VITA COME AMORE.
Per forza, quindi, la nostra vita, che partecipa a quella vita infinita, non si può svolgere veramente se non applicando quel metodo misterioso.
Occorre convivere per vivere. “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita?…Ama il prossimo tuo come te stesso”. (Lc. 10,25).
E’ LA CARITA’, E’ L’AMORE, E’ IL SUO METTERE IN COMUNE SE STESSO CON NOI che ci provoca a mettere in comune noi stessi tra noi, a riempire la solitudine del nostro niente.
Per essere me stesso devo darmi agli altri; per essere una “personalità” mi devo perdere nella realtà degli altri, per vivere devo morire.” “Chi cerca sé, si perde, chi si perde, si trova”. (Lc. 9,24)
Il poeta cristiano Paul Claudel, in “Annucio a Maria”, dice: “Forse che scopo della mia vita è vivere? Non vivere, ma morire….. e dare in letizia ciò che abbiamo. Qui sta la Grazia, la libertà, la gioia, la giovinezza eterna”.
Se questa direttiva è presente in noi, almeno come principio, noi siamo cristiani. Altrimenti possiamo fare tante cose, ma l’educazione non sarà cristiana.
San Paolo in I Corinti cap. XIII dice che uno può perfino morire per gli altri ma non avere la Carità, quindi non volere niente: quando, cioè, una si sacrifica per affermare una sua idea o per assecondare un suo sentimento e non per Amore alla vita, all’essere, che gli viene incontro; quando uno mette in comune cose che ha, senza mettere veramente in comune se stesso, non è cristiano.
Perciò condividere gli altri si traduce, praticamente, nel condividere il più possibile i loro bisogni, accorgendoci di essi comprendendoli e prendendoceli sulle nostre spalle: bisogni spirituali, bisogni materiali, bisogni culturali e bisogni materiali.
E siccome i bisogni materiali sono i più evidenti ed i più facilmente possibili da aiutare, l’attenzione a condividerli è una educazione ottima ad una carità più profonda e totale che tocchi i valori della persona più profondi.
In questa ottica invito tutti i gruppi e tutte le persone ad essi appartenenti a rivedere il proprio agire, il proprio impegno.
La caritas è una somma di cose fatte o è, innanzitutto, mettere in comune la propria vita con la vita degli altri?
La liturgia è una ricerca del gusto estetico, folcloristico o la gioia di partecipare al gesto di ognuno che mette a disposizione se stesso per il bene di tutti come ha fatto Cristo consegnandosi agli uomini per dire loro quanto sono importanti, quanta dignità ha dato loro il Padre, fino a valere la pena di morire per loro?
I membri del Consiglio Pastorale sono veramente disposti a lasciarsi educare e vivere innanzitutto la gioia di essere un corpo solo, sono veramente alla ricerca di appartenere a Cristo appartenendo alla Chiesa o vivendo una difesa di propri punti di vista?
Il gruppo di genitori e giovani che si sono uniti in un servizio prezioso nei confronti dei giovani e dei ragazzi sono consapevoli di avere come primo compito quello di presentarsi come corpo unitario negli intenti educativi di Cristo e della Chiesa?
Il gruppo dei catechisti e delle catechiste devo innanzitutto lasciarsi educare a sua volta educare al mistero della Chiesa, per indicare con sicurezza il cammino da percorrere ai nostri ragazzi ed alle nostre ragazze.
Il Consiglio economico è davvero come Dio Padre che provvede il cibo e il necessario perché i suoi figli crescano nella gratitudine e perciò nel rispetto?
E’ nato un piccolo doposcuola! Ma il primo compito di coloro che lo guidano è di formarsi come un corpo responsabile per comunicare ai giovani i valori che sorreggeranno anche nelle difficoltà, nelle incertezze della loro vita.
Ai giovani ed agli adolescenti dico: “Guardate quante messe il Signore vi mette di fronte. Non sciupate le vostre energie, ma mettetevi a disposizione della Chiesa perché possa rispondere al bisogno degli altri di diventare uomini forti che reggono all’urto della violenza che il mondo usa nei confronti dei nostri fratelli. Non abbiate paura! Dio è più forte dei potenti.
Impariamo da chi mette a disposizione se stesso per il decoro dei nostri ambienti. Mi riferisco a coloro che fanno pulizia ed a coloro che silenziosamente lavorano nelle loro case per il mercatino! La dignità del lavoro non sta nell’essere in una posizione di potere, ma dal cuore che si ha: innamorato del bene degli altri!
Carissimi, se ci sono persone che pregano il Signore che cambi ogni giorno il cuore in un cuore di carne, che impedisca che indurisca, sono coloro che impegnano di più la loro vita perché l’uomo diventi veramente uomo! Cristo!
Coraggio, quindi. Sorreggiamoci e camminiamo con speditezza e cuore libero verso il Signore per essere nel mondo il Suo Corpo che annuncia con la sua presenza una società basata sulla verità e sull’amore.
Lui non ha bisogno che siamo tanti: ha bisogno che siamo veri, anche nei nostri limiti che non ci devono intimorire né abbattere perché sappiamo che Lui combatte per noi.
Don Angelo
