Pubblicato su Un popolo in cammino – giugno 1987
Carissimi,
il primo sentimento che nasce dal cuore innamorato di Cristo che continua ad esserci compagnia della vita attraverso la presenza della Chiesa, è la gratitudine.
Innanzi tutto nei confronti di Gesù, che donando il Suo Corpo e Sangue a noi anche quando eravamo ribelli, ci ha indicata la verità di Dio Amore, la vita che è fatta per essere amata e per amare e la via da percorrere che è quella di una comunione fraterna che, nata dal sacrificio di Cristo, continua nel sacrificio dei Suoi fratelli.
Ma anche gratitudine nei confronti del nostro Card. Arc. Carlo Maria Martini che è venuto a visitarci.
E’ Cristo, nella sua persona, che è venuto a farci visita per confortarci e sollecitarci a continuare nel cammino intrapreso verso quel dono impagabile che è l’unità tra noi nella valorizzazione di ogni carisma elargito dallo Spirito Santo. Lui che di questa unità è segno e testimone, nella fatica di portare, come Cristo, tutte le nostre debolezze e resistenze, non poteva che richiamarci ad essere nel mondo questo segno della presenza di Cristo.
Ma gratitudine anche nei confronti degli ammalati, parafulmini nostri e fratelli più vicini all’immagine di Cristo e di Maria nella loro obbedienza alla volontà del Padre di salvare la nostra unanità e ricordarsi che siamo Suoi figli amati e stimati.
E come dimenticare i giovani ed il loro aprirsi ad accogliere anche i loro coetanei di Orago e di Besnate? Vale certamente la pena di ripensare alla portata di questo incontro che ha dato loro una dimensione di Chiesa, non Chiesa in sé stessa, che rischia di diventare asfittica, ma sempre più universale pur nell’offerta che si fa della propria vita nel particolare.
Ci sono, poi tutti coloro che hanno preparato la Canonica ed il pranzo perché fosse accogliente per la venuta del Cardinale che ci ha preparato la liturgia e la Chiesa con sacrificio di sé, i lavoratori con i doni, i due cori elogiati da Sua Eminenza per il loro unirsi nella celebrazione liturgica, le autorità comunali e la gioia che i nostri ragazzi hanno espresso a Sua Eminenza, felicità che nasce dalla certezza di essere amati; dovrebbe essere anche la nostra gioia, ma occorre che diventiamo più semplici.
Vi abbraccio tutti.
Lo splendore della Gloria di Dio è un popolo che vive nel dono della propria vita e della propria energia, delle proprie competenze per la costruzione del Suo regno di carità e di amore.
Così vi ho visti e sentiti anche in questi giorni, e prego il Signore che vi faccia sempre più grandi.
Don Angelo
