VITA DI PREGHIERA
Pubblicato su Un popolo in cammino – settembre 1987
Sulle pendici del Monte Carmelo, la montagna più bella della Palestina, vivevano, silenziosi e devoti, alcuni eremiti. Avevano costruito una piccola cappella in onore della Madonna, e ivi si trovavano a cantare le sue lodi. Chi ha la fortuna di fare un pellegrinaggio in Terra Santa, può ancora visitare il Monastero e assistere, nel Santuario, al rituale canto della “Salve Regina” da parte dei bianchi Fratelli Carmelitani. Ma non era soltanto per cantare le sue lodi che gli eremiti si chiamavano “Fratelli della beata Vergine”. Fin dai primi secoli del Cristianesimo, il culto alla Madonna si identificava con la pratica delle virtù che la tradizione attribuiva alla madre di Gesù: la fede, l’umiltà, la semplicità, la carità verso i poveri, ma soprattutto la preghiera. Gli eremiti del Monte Carmelo non brillavano, come i monaci della Tebaide, per eroismo di penitenza, ma si distinguevano per il loro umile raccoglimento e per il desiderio di una profonda unione con Dio. Questa caratteristica, che i Carmelitani portano con sé venendo in Europa, diventò lo “stile di vita” di tutto l’Ordine Carmelitano, uno stile che affascinò la giovane castigliana Teresa d’Avila, come avrebbe conquistato, nei secoli successivi, le simpatie di Teresa di Lisieux, di Elisabetta Catez o della filosofa Edith Stein. “senza orazione, il Carmelo non esiste”: dichiarò il Papa Leone XIII. E il termine “orazione” – così al Carmelo si indica la “meditazione” – si ritrova in tutti gli scritti dei Santi Carmelitani, sintesi di una dottrina teologica e di una spiritualità vissuta. Modello di questa spiritualità rimane sempre la Madonna, Colei che ha vissuto nella fede – come spiega mirabilmente l’ultima Enciclica di Giovanni Paolo II “Redemptoris Mater” – il suo cammino di Madre del Redentore, e nella continua unione con Dio ha compiuto la sua missione di Corredentrice dall’ Annunciazione al Calvario al Cenacolo. I Santi Carmelitani hanno trovato nella fede della Madonna il fondamento della loro vita spirituale: credere che Dio ci ama, anzi ci ha amati per primo, predestinandoci ad essere conformi al Figlio suo; credere che nulla è impossibile a Dio, e che proprio l’umiltà e la povertà sono il terreno fecondo della Grazia; credere che le più grandi virtù fino all’eroismo del martirio, si preparano attraverso la fedeltà alle piccole cose di ogni giorno, all’amore che si esprime nei gesti più comuni fatti col sorriso del volto e del cuore. “che i Sacerdoti ci mostrino in Maria delle virtù praticabili! E’ bene parlare delle prerogative della Madonna, ma bisogna soprattutto doverla imitare ….. come mi piace parlarle: “ il sentiero stretto del Cielo che tu le hai reso facile praticando sempre le più utili virtù”. ( S.Teresa di Gesù Bambino).
Quando l’anima ha compreso l’importanza delle piccole cose fatte bene, delle virtù nascoste praticate con fedeltà, le diventa molto più facile raccogliersi nella preghiera, e lì, nel silenzio di tutto il creato, incontrare il Creatore. Allora veramente la preghiera è un intimo colloquio di amicizia con Dio.
MONASTERO DELLE CARMELITANE SCALZE
Con affetto e tantissima preghiera
Suor Emanuela
20149 MILANO
Via Marcantonio Colonna 30
