L’Affresco della Beata Vergine del Pilatello storia di un ripristino

( testo di  Anselmo  Carabelli in collaborazione con Gianfranco Battistella)

L’opera è stata commissionata dalla Associazione figli di Don Angelo al pittore Gianfranco Battistella , gli studi storici  sono di Anselmo Carabelli. L’ edicola che  sorge sul terreno dei fratelli Rino e Gigi Turri  all’incrocio di Via Pilatello con Via Dante è stata pensata  e realizzata da Antonio Lo Fiego in collaborazione con Gigi Turri. Verrà benedetta da don Remo Ciapparella in occasione del 5° anniversario del dies natalis di Don Angelo Cassani. Il   dipinto è  realizzato su  malta apposita, distesa su supporto di alluminio alveolare isolante e posizionato successivamente in loco.

Fino ad agosto 2010  si poteva osservare sul muro dietro il ballatoio del primo piano della cascina Pilatello un affresco sacro di ottima fattura che, seppur deturpato dal tempo e dall’incuria rivelava  un’ opera del 1500 rappresentante: Madonna in trono col Bambino   tra due figure ritenute essere un pastore con pecora in braccio ed un dignitario recante  doni in una coppa d’oro  ( f.2).

Un impianto compositivo complesso, che si pensava  potesse riferirsi alla Epifania di N.S. Gesù . Ci si è sempre interrogati su quale significato  attribuire all’affresco e in quale contesto fosse nato. Secondo Carlo Mastorgio il toponimo Pilatello della cascina offriva, nel merito, una interessante indicazione provenendo, il nome pilastrello, dalla definizione gergale o volgare data al miliare romano. Nella fattispece in quella località doveva trovarsi un cippo miliare della via romana Como Seprio Novara  come risultava dagli atti di studi specifici e scientifici in tal senso svolti. Quando nel IV sec. il culto cristiano fu riconosciuto pubblicamente, i cristiani presero l’abitudine  di posare  su alcuni miliari una statua della Vergine, a ricordo del prodigioso evento mariano avvenuto presso la città di CaesarAugusta- Saragozza.  Naturalmente col passare dei secoli si perde il significato originale dei pilastrelli- pilatelli e quando in loro prossimità nascono le cascine ci si preoccupa di perpetrare il ricordo del miliare e della sua statua mariana, ormai ammalorata, con un affresco  mariano. Questa dovrebbe essere l’origine del toponimo Pilatello, avvalorata dalla presenza sulla cascina della sacra immagine nella sua versione più recente del XVI sec. Chiaramente per tale peculiarità l’immagine meritava di essere tutelata e restaurata, cosa alla quale si erano interessati nel corso degli anni e con vari tentativi  sia Don Angelo Cassani che la Pro loco, trovando una netta riluttanza da parte  di chi temeva che, dopo lo strappo necessario per i restauri, quell’immagine non sarebbe  più  tornata sul luogo di origine. Purtroppo queste preoccupazioni, furono vanificate dall’improvvida azione di chi, risanando il muro compromesso da infiltrazioni, eliminò completamente ed irrimediabilmente l’affresco. La premessa serve per  evidenziare come fosse pressante nell’associazione il desiderio di far riemergere un frammento delle radici della storia cristiana delle nostre gentii,  ripristinando il messaggio insito nell’ affresco. Messaggio ed affresco che  seppure appena distrutti, con l’ausilio di alcune foto, potevamo ben tentare di riconoscere  per riproporre in un dipinto  simile all’originale..

Fu  possibile recuperare una sola foto a colori  del 1982 , di pessima qualità ed una del mese di luglio del 2010- f.2.  Questo ha consentito a Gianfranco Battistella  ed allo scrivente una serie  di osservazioni utili per la riproduzione artistica.

In tutto il disegno si apprezza un impianto prospettico centrale con il  punto focale posizionato alle spalle della Madonna e del Bambino, eseguito su canoni noti ad un pittore  padrone delle tecniche prospettiche. I personaggi: La Madonna è velata, assisa in trono , con corona d’oro del tipo che si può ritrovare nel quadro della cascina Molinello di Solbiate, il suo  volto è circondato da un grande nimbo-  aureola  di fattura medioevale interamente luminoso, la mano sinistra col palmo rivolto all’interno trattiene il bambino seduto in grembo ma col tronco eretto, la mano destra della Madonna è poggiata sul bracciolo del trono e ferma un rosario che pende e termina in una croce spoglia, il panneggio è molto ricco e movimentato. Il Bambin Gesu è nudo, senza nimbo, siede in posizione eretta, quindi non classica per una Madonna con bambino. La sua mano sinistra distesa, consente la posizione eretta del tronco, la mano destra del bambino, col palmo aperto verso chi osserva,  offre diritti  solo l’indice e il medio nel gesto del Cristo Pantocrator, che parla al fedele, ma con l’autorità del sovrano e questo ci riconduce ad un‘ opera di concezione più antica . 

I Personaggi laterali sono due santi come si nota dal loro nimbo, più piccolo di quello mariano, ma sempre a luminosità intera che incornicia il capo e  il volto, il personaggio di sinistra ha subìto il martirio come rivela il manto rosso su veste di pelo rustico. Giovanni Battista nella iconografia dei santi viene raffigurato con manto di pelo di cammello,  recante un agnello. Il riferimento va al martirio subito per ordine di Erode ed all’episodio narrato nel Vangelo di San Giovanni  1,29  quando, il Battista vedendo Gesù venire a lui, esclama “Ecco l’agnello di Dio ecco colui che toglie i peccati del mondo” .  Nell’affresco san Giovanni con la mano destra indica L’Agnello che ha in braccio e  si  intuisce che indica anche Gesù seduto sulle ginocchia di Maria.

L’altro personaggio,  che si presenta con una coppa nella mano destra, è Maria Maddalena. Nella sua iconografia  viene  rappresentata con balsamario di metallo nella mano e coperchio rigorosamente chiuso.  Infatti  dal Vangelo di S, Marco 16.1 essa risulta essere stata la prima annunciatrice della resurrezione di Cristo. L’essenza  con la quale Maria Maddalena e le altre donne dovevano ungere il cadavere di Cristo rimase inutilizzata nella teca chiusa , perchè Cristo era risorto.  Sempre nel personaggio della Maddalena si apprezza che il libro del Vangelo è trattenuto dalla mano sinistra in modo innaturale, mentre dovrebbe scivolare a terra per gravità.

Questo è da considerarsi un artificio pittorico medievale ed è  noto come  mano parlante. La mano che i santi posano sul libro è considerata infatti benedicente, in una accezione diversa dalla nostra attuale, rappresenta un invito a prendere coscìenza del contenuto del Vangelo, perchè dice cose buone – dunque il santo con la sua mano posta in quel modo è bene-dicente. Veramente ci siamo stupiti della complessità insita nella lettura di questo affresco. Il pittore aveva accostato non banalmente tutte quelle sacre figure e i simboli . Un messaggio che possiamo così  riassumere: ll Cristianesimo fondato sull’annunzio che Cristo è risorto è sintetizzato nella figura della Maddalena,  protoannunciatrice della resurrezione di Cristo . Cristo è atteso nelle sacre scritture dal popolo ebraico e San Giovanni Battista indica in Gesù l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Ma ciò  avviene perchè con l’annunciazione Maria accetta la volontà di Dio e può così presentare Gesù nel bambino che stringe maternamene a sè con la  mano. Gesù bambino però in questo affresco parla al fedele con la autorità di un sovrano. Maria è rappresentata  nella sua regalità, madre e protettrice della Chiesa

Benedetto XIV nell’introduzione al Compendio del catechismo della Chiesa Cattolica scrive: “ anche l’immagine è predicazione evangelica. Gli artisti di ogni tempo hanno offerto alla contemplazione e allo stupore dei fedeli i fatti salienti del mistero della salvezza, presentandoli nello splendore del colore e nella perfezione della bellezza. E’ indizio questo, di come oggi più che mai, nella civiltà delle immagini, l’immagine sacra possa esprimere molto di più della stessa parola, dal momento che è oltremodo efficace il suo dinamismo di comunicazione e di trasmissione del messaggio evangelico”. 

Pubblicato da weissewand

Laureato in filosofia con indirizzo storico all’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Lettore onnivoro. Appassionato di cinema dall’adolescenza, ho scoperto la critica cinematografica grazie alla Nouvelle Vague francese. Promotore di blog e coordinatore editoriale del sito Storia dei Film per quasi un decennio. Vivo in quell’angolo di mondo tra Milano e il lago Maggiore a pochi km dal confine svizzero patria dei miei avi, scultori e mastri comacini originari del mendrisiotto (Castel San Pietro - Ticino), scesi qualche secolo fa nella Valle dell’ Arno a Solbiate, frazione Monte, per affrescare la chiesa di Sant’ Agata e ivi rimasti. La mia famiglia è stata poi legata per un secolo ad un’ importante attività industriale di tessitura nel mio paese di residenza, attività nella quale ho avuto il primo contatto con il mondo del lavoro. Attualmente lavoro come impiegato amministrativo in una ditta metalmeccanica legata all’edilizia.

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