Via Crucis di tutti noi – 4a Stazione

disegni e foto di Gianfranco Battistella (Via Crucis per il Monastero delle Trappiste Nostra Signora della Moldava -Arcidiocesi di Praga- Repubblica Ceca)

Quarta stazione: incontro con la madre.

Ecco la donna!

A Cana si era sentito dire: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora” (Gv 2,4).

Adesso che l’ora è scoccata, l’ora del dono totale, l’ora della “gloria”, così diversa da come ci si sarebbe aspettati, lei è presente.

“Ecco l’uomo!”  Ma anche: “Ecco la donna!”.  La donna del sì senza riserve. La donna del silenzio. La donna della trasparenza. Nostra Signora dell’accoglienza e della fedeltà.

Lei. Modello di ogni credente, non può non ripercorrere l’itinerario del Figlio. Anzi, in questo caso, si ha l’impressione lo anticipi.  Stia davanti. Quasi a saggiare le difficoltà della strada, a rompere le tenebre. Come un madre che inghiotte lei per prima una medicina amara, in modo da riassicurare il bambino.

Il suo volto esprime drammatico stupore, strazio, ma anche incoraggiamento. C’è uno slancio sorprendente, una consapevolezza dinamica, nella sua figura.

Comunque, la Madre, è qui, lungo questo aspro cammino. D’altra parte, lei ha già vissuto questa esperienza. Tutto è cominciato al momento della Presentazione al Tempio, allorché Simeone le ha annunciato il suo destino ricorrendo all’immagine della spada.

No, non deve aver sorriso, non è rimasta imperturbabile. Probabilmente un certo pallore si è impossessato delle sue guance. “Dentro” ha avvertito una fitta dolorosa, come se la spada cominciasse a penetrare, a dilacerare la carne viva. Forse il suo volto ha tradito un tremito di paura. Da allora ha accettato la spada dei distacchi più laceranti, delle scelte più dolorose, delle prove più aspre, dei conflitti più radicali, delle purificazioni più scarnificanti.

In quel momento Maria ha vissuto tutta la Passione del Figlio. Ha sentito sul proprio corpo i colpi dei flagelli. Si sono conficcate nella sua pelle le spine della corona. Ha sperimentato gli scherni, il disprezzo, il tradimento degli animi, l’abbandono delle folle.

La gente la osserva, si passa l’informazione:

  • E’ la madre del condannato.

Qualcuno certamente avrebbe voluto risparmiarle questa sofferenza atroce, questa umiliazione. Ma lei esce fuori dall’ombra quando sarebbe comodo restarci.

Una madre “chiamata” a dare la vita. E che ora si sente “chiamata” a dare anche la morte. L’ha fatto nascere alla vita. E adesso deve farlo nascere alla morte.  E così “Si conducono, l’uno e l’altra, di nascita in nascita” (J. Debruynne).

Probabilmente c’è stato solo un rapido intrecciarsi degli sguardi. Una volontà ribadita, da ambedue le parti, di arrivare fino in fondo.

Preghiera

Gesù in mezzo alla folla anonima e berciante, hai saputo riconoscere la presenza silenziosa di Tua Madre. Una presenza diversa dalle altre. Un incontro fatto di discrezione, pudore, privo di teatralità e addirittura senza gesti esteriori.

Anch’io voglio farmi trovare da Te. Intendo essere sempre al mio posto, specialmente quando è difficile.

Maria, al di la dei facili sentimentalismi suscitati da questa “stazione”, Ti affidiamo le madri che maltrattano i figli e non sanno dare amore. Ti affidiamo i figli che si dimostrano freddi e crudeli nei confronti delle madri.

Che la tua ferita, provocata dalla spada, possa guarire il mondo da quella spaventosa malattia che è la mancanza di tenerezza.

Così sia.

Pubblicato da weissewand

Laureato in filosofia con indirizzo storico all’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Lettore onnivoro. Appassionato di cinema dall’adolescenza, ho scoperto la critica cinematografica grazie alla Nouvelle Vague francese. Promotore di blog e coordinatore editoriale del sito Storia dei Film per quasi un decennio. Vivo in quell’angolo di mondo tra Milano e il lago Maggiore a pochi km dal confine svizzero patria dei miei avi, scultori e mastri comacini originari del mendrisiotto (Castel San Pietro - Ticino), scesi qualche secolo fa nella Valle dell’ Arno a Solbiate, frazione Monte, per affrescare la chiesa di Sant’ Agata e ivi rimasti. La mia famiglia è stata poi legata per un secolo ad un’ importante attività industriale di tessitura nel mio paese di residenza, attività nella quale ho avuto il primo contatto con il mondo del lavoro. Attualmente lavoro come impiegato amministrativo in una ditta metalmeccanica legata all’edilizia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: