SAN GIORGIO ED IL DRAGO

pubblicato su Un popolo in cammino nel giugno 1996

affresco realizzato da Gianfranco Battistella per la facciata della Chiesa Vecchia di San Giorgio a Jerago

Alle passioni di San Giorgio si aggiunge, come introduzione, il combattimento tra San Giorgio ed il drago. Questa leggenda fu aggiunta nel XI secolo in Oriente ed in Occidente. Ebbe un grande successo. La “leggenda aurea” dice:

“Giorgio era nativo della Cappadocia e militava nell’esercito romano con il grado di tribuno. In occasione di un viaggio giunse dalle parte di una città della Libia chiamata Silene.

Ora , in un vasto stagno presso la città viveva un drago terribile che aveva messo in fuga la folla più volte. La folla era andata contro armata.

Quando si avvicinava alla città avvelenava tutti coloro che trovava alla sua portata con il suo soffio.

Per pacificare il suo furore ed impedire di distruggere tutta la città, gli abitanti avevano deciso di offrirgli due pecore ogni giorno. Ma presto il numero delle pecore diminuì a tal punto che si è reso necessario offrire ogni giorno al drago una pecora ed una creatura umana. Si tirava a sorte il nome di un fanciullo o di una fanciulla. Ormai erano stati divorati quasi tutti i giovani della città. Il giorno in cui è arrivato San Giorgio la sorte aveva designato come vittima l’unica figlia del re. Il vecchio, desolato, aveva detto: “prendete il mio oro ed il mio argento e la metà del mio regno, ma restituitemi mia figlia. Risparmiatele una morte così orribile”.

Il popolo, infuriato, rispose: “tu hai emanato questo editto, e adesso che tutti i nostri figli sono morti, tu vorresti che tua figlia sfuggisse alla legge? No: tua figlia morirà come tutti gli altri, altrimenti noi bruceremo la tua casa con te dentro”.

Il Re scoppiò in lacrime e disse a sua figlia: “Ahimé, figlia mia, che cosa devo fare di te? Non mi sarà concesso di vedere il giorno delle tue nozze”.

Vedendo che non sarebbe riuscito a salvare sua figlia, la vestì con vesti regali, la coprì di baci e le disse: “ahimè, figlia mia, io speravo di vedere figli di re nutrirsi al tuo seno ed ecco che mi devi abbandonare per andare in pasto a quell’orribile drago. Speravo di poter invitare alle tue nozze tutti i principi del paese, di adornare la mia casa, di sentire il suono armonioso degli organi e dei bambini ed invece devo mandarti a questo orribile drago perché tu sia divorata! Oh se fossi morto prima di vedere questo giorno!”.

La giovinetta cadde ai suoi piedi per ricevere la benedizione, poi, uscendo dalla città si incamminò verso la stagno in cui stava il mostro.

S. Giorgio la vide piangere e le chiese che cosa avesse.

La fanciulla rispose:

Buon giovane, sbrigati a salire nuovamente in groppa al tuo cavallo e fuggi per non morire come dovrò morire io.

S.Giorgio insistette:           

non temere, ma dimmi: perché piangi così sotto gli occhi di questa folla che sta in piedi sulla mura?

La fanciulla disse, poi:       

a quanto vedo, buon giovane, hai un cuore generoso; vuoi morire con me. No, ti supplico, fuggi più in fretta che puoi.

S.Giorgio rispose:             

non me ne andrò da qui prima che tu mi abbia detto ciò che ti turba.

Allora la fanciulla gli raccontò tutto. 

S.Giorgio disse:

non temere, io ti aiuterò in nome di Cristo.

E la fanciulla:                 

prode cavaliere, pensa a prestare aiuto a te stesso perché non ti capiti di morire con me. Già basta che muoia io.

Mentre parlavano il drago tirò fuori la testa dallo stagno.

La fanciulla disse:

fuggi, mio buon signore, fuggi al più presto!

S.Giorgio montò in sella e si fece il segno della Croce, brandì la lancia ed inferse al mostro una ferita che lo abbattè al suolo.

Disse alla fanciulla:

“Non temere, avvolgi la tua cintura attorno al collo del drago”.

La fanciulla obbedì, il drago si rialzò e incominciò a seguirla come un cagnolino al guinzaglio. Vedendo venire verso di loro, i cittadini, spaventati, fuggirono di casa. S.Giorgio li richiamò:

“Non abbiate paura perché il Signore mi ha permesso di liberarvi da questo mostro. Credete in Cristo, ricevete il battesimo ed io ucciderò il vostro persecutore”.

Allora, il Re e tutto il popolo, ventimila uomini con grande numero di donne e di bambini si fecero battezzare.

S.Giorgio, sguainata la spada, uccise il dragone che fu trasportato su un carro trascinato da quattro paia di buoi.

Il Re fece costruire una grande chiesa in onore della Vergine e di S. Giorgio. da essa scaturisce ancora oggi una fonte di acqua viva che guarisce tutte le malattie.

Il Re offrì a S.Giorgio una grossa somma di denaro che il Santo fece distribuire ai poveri senza trattenere nulla per sé. Poi, impartì al Re quattro insegnamenti:

  • Avere cura della Chiesa di Dio
  • Onorare i preti
  • Seguire assiduamente la S. Messa ed ogni incontro della Chiesa
  • Badare sempre alle esigenze dei poveri

Infine abbracciò il vecchio Re e se ne andò”.

La “Legenda aurea” continua narrando la “Passione” di S. Giorgio secondo lo schema semplificato, ma discostandosi da esso perché attribuisce il ruolo principale al leggendario prefetto Daciano e non all’imperatore Diocleziano.

Certamente S.Giorgio ci è accanto alla lotta quotidiana contro il drago, il demonio, ci aiuta perché prevalga il Bene, perché prevalga l’Amore e non la prevaricazione, la divisione e l’odio.

Ci indica come partecipare alla regalità di Cristo che ci è stata donata attraverso il Battesimo.

  • Amare Dio, amando Gesù che vive nella sua Sposa, la Chiesa, cioè gioendo e soffrendo con Lei.
  • Onorare il Sacerdozio: coloro che mettono a disposizione la vita per servire la Sua Sposa, per servire l’umanità in cammino verso la santità.
  • Usufruire del dono dei Sacramenti praticandoli per essere aiutati nel Cammino di Carità.
  • Essere sempre attenti ai poveri, accogliendo ogni povertà.

Il Signore ci sorregga con l’aiuto di Maria sua Madre e l’intercessione del nostro patrono.

 

Con Affetto

Don Angelo

 

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