S. Matteo Apostolo ed Evangelista

La vocazione di San Matteo di Caravaggio – fonte immagine: acistampa.com

Nella lista degli apostoli Matteo è nominato ora al settimo posto (Mc, 3,18; Lc, 6,15) ora all’ottavo (Mt, 10,3; At, 1,13) in alternanza con Tommaso.

Egli faceva parte della cerchia più stretta dei discepoli di Gesù, degli amici fedeli che la fine ignominiosa del Maestro non distolse dal credere nella sua Missione. Il nome di Matteo è la forma grecizzata del nome ebraico Mattai, una abbreviazione di Matthauja: “dono di Dio” o “il fedele”.

Il vangelo di Matteo lo chiama, nella lista dei dodici, “il pubblicano”. L’evangelista lo ha identificato con il pubblicano Levi, figlio di Alfeo (Mc. 2,14). Da questa identificazione dipende il poco che noi sappiamo sull’apostolo Matteo. Se crediamo a questa tradizione possiamo rintracciare qualcosa della situazione di un apostolo, di un uomo chiamato dal Signore a seguirlo senza pregiudizio. Così dovrebbe essere per ogni cristiano di ogni tempo: seguire Gesù senza preconcetti, senza pregiudizi, senza “se”, “ma”, “però”, “forse” ……..

“Andavano via di la, Gesù vide un uomo seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse. – Seguimi – . Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi  discepoli: – perché il vostro Maestro mangia insieme ai pubblicani ed ai peccatori? – Gesù li udì e disse: – Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque, e imparate cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori (Mt. 9’9 –13).”

Il pubblicano Levi-Matteo, che al suo posto di dogana, forse al servizio di Erode Antipa, forse appaltatore della città di Cafarnao, esercitava il proprio lavoro a quel tempo notoriamente disonorevole, fu chiamato da Gesù: “Seguimi!

Prima egli faceva parte di coloro che nella società del tempo erano i proscritti, i reietti, presso i quali stavano a mensa solo colleghi e peccatori. Ha migliorato la sua posizione? Agli occhi del mondo no. I capi religiosi del popolo indicavano a dito anche i suoi ospiti. Gesù si era declassato in sua compagnia!

Il farsi seguire da Matteo non si addiceva ad un ricco signore o ad un “puro” della religione fatta di leggi da applicare rigorosamente, ma si addiceva al “Figlio dell´ Uomo”, che “….non sapeva dove appoggiare il capo”. Il farsi seguire da Matteo si addiceva anche al “Figlio dell´ Uomo” che aveva il potere di rimetter i peccati, che annunciava al popolo dei peccatori la Misericordia di Dio.

Si può pensare che il pubblicano, sicuramente capace di leggere e scrivere, abbia redatto, dopo la morte di Gesù, il blocco di base del successivo vangelo che avrà il suo nome, si possono scorgere spunti della sua pena nei riferimenti, sorprendentemente frequenti, al campo delle finanze, al sistema monetario e fiscale contenuto nel vangelo di Matteo. L’evangelista cita tipi di monete più degli altri evangelista e usa denominazioni specialistiche.

Molto di più notevole è, però, il fatto che noi dobbiamo a questo “fedele amico” un importante ramo della tradizione delle parole di Gesù. Le parole conclusive  al suo Vangelo esprimono l’intenzione del Signore nella chiamata di Levi- Matteo: la Misericordia di Dio come Suo dono al mondo. La chiamata di questo pubblicano e peccatore è perciò avvenuta per indicarci che Egli è venuto a chiamare noi peccatori e che ha inviato i Suoi apostoli, tanto Matteo quanto noi, a chiamare al Suo Regno il mondo peccatore.

“Mi è stato dato ogni potere in cielo ed in terra. Andate, dunque, ad ammaestrare tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt, 28, 18-20).

Ognuno di noi è invitato, come Matteo-Levi a testimoniare al mondo, attraverso il nostro umano, la capacità infinita del Padre di perdonare, di amare fedelmente.

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