Presentazione di Gesù al Tempio – Candelora

fonte immagine. Wikipedia – dipinto di Andrea Mantegna

Carissimi, 

occorre che impariamo a metterci, di fronte ad ogni ricorrenza liturgica che fa memoria degli avvenimenti di Gesù, con la disponibilità a lasciarci interrogare e confrontare sul nostro modo di vivere.

Non sono ripetizioni perché la parola di Dio, Gesù, ci parla nelle situazioni nelle quali stiamo vivendo oggi che sono diverse da quelle di ieri o dell’anno precedente.

Il Signore ci chiede di vivere oggi nella fede come Lui si è affidato alla volontà del Padre.

Giuseppe e Maria recandosi al tempio, luogo della “memoria della presenza di Dio” per affidargli il figlioletto Gesù, hanno la consapevolezza che quel bimbo è Dono di Dio.

Non hanno la presunzione di chi dice: “l’abbiamo fatto noi è nostro” che porta alla tragica conseguenza che è sotto i nostri occhi; se è nostro ne possiamo fare ciò che vogliamo.

Maria e Giuseppe riconoscono a Dio la Paternità, hanno l’umiltà di dire a Lui: E’ Tuo.

Riconosciamo che in questo bimbo c’è una dimensione trascendentale, una grandezza che solo Tu conosci, una dignità che solo Tu puoi avergli data.

Di fronte a questa testimonianza Simeone dirà: “ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza”, perché i miei occhi hanno visto la grandezza che sta nella profondità del cuore di questo bambino.

Anche la profetessa Anna gioisce per questo incontro e si mette a lodare Dio per il Dono che ha fatto a tutta l’umanità.

Ma questo avvenimento della vita di Gesù ci pone una domanda: Come ci poniamo noi, di fronte ai nostri bambini? In loro c’è una dimensione trascendente, una grandezza che non conosciamo e che solo Dio ha posto nel loro cuore.

A noi resta servire contemplare il mistero che si rivelerà nel tempo.

Certamente “nessuno potrà dare a un’altra persona ciò che lui non possiede”.

Se tu non comprendi che la tua vita, Il tuo cuore ha una dimensione trascendente, ha una grandezza che tu non puoi misurare e che solo Dio conosce, non puoi metterti di fronte agli altri con la consapevolezza che anche in loro c’è questo mistero e che ti richiede di contemplare e di servire perché questa grandezza, posta da Dio, si manifesti, emerga.

Tutto questo fonda il modo diverso di innamorarsi, sposarsi, vivere la propria donazione a Dio come sacerdote, come vita consacrata.

Questo non è un ripetersi delle memorie degli avvenimenti di Cristo, ma preghiera perché Lui si incarni ancora oggi nella nostra vita.

 

Con affetto

Don Angelo



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