Esaltazione della croce

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Mt. 10,32 – 45

Mi accorgo, leggendo questa pericope evangelica, che devo ancora imparare, che dobbiamo ancora imparare.

Qualche piccolo passo lo abbiamo fatto tutti…. ma mettere Cristo al centro della nostra vita perchè illumini ogni istante i nostri rapporti è compito di ogni giorno.

Dio, attraverso le parole di Gesù, non vuole negare il valore della paternità, non vuole negare il valore della maternità, della fraternità, ma desidera solo illuminarli, renderli stabili e fecondi.

Non si può, veramente, amare senza guardare a Lui, come ha amato con fedeltà fino alla croce.

“Padre perdona loro…. oggi stesso sarai con me in Paradiso, nel luogo di amore luminoso e fedele”.

Il battesimo, se ci fa cristiani ontologicamente, cioè realmente, lascia le radici che sono proprie della natura che il peccato ha contaminato.

Direi, e non sono parole mie, che il peccato originale ha orientata e ordinata la nostra natura in maniera non solo non conforme, ma anche in opposizione a Dio.

In noi questo organizzarsi istintivo della nostra natura in una certa opposizione al Signore è normale.

Dobbiamo capire che, finchè non siamo in Paradiso, la prima reazione della nostra natura è sempre una reazione di fuga, è sempre una reazione di opposizione al Signore.

Anche in Gesù si è manifestata questa tentazione alla vigilia della Sua obbedienza al Padre nell’accogliere la morte in croce: “Padre, se è possibile passi da me questo calice”.

Anche Gesù ha avuta assistenza dello Spirito Santo, per poter piegare l’istintività umana di rifiuto della sofferenza, segno di un amore fedele: “non la mia, ma la Tua volontà sia fatta”.

Anche nei santi, l’atto primo della natura è quello di difendersi nei confronti della esigenza divina. In tutti, dal Papa, fino al più insignificante degli uomini, dal mistico più grande che vive oggi la Chiesa, fino al peccatore, istintivamente rifuggono, o tentano di fuggire alla logica della Croce che porta all’Amore vero, ad una vita purificata dall’Amore.

E’ vero che il Battesimo ci ha fatti Figli di Dio, ma non ha distrutto questo inclinarsi della natura contro il Signore, in opposizione a Dio, in difesa della propria autonomia nei confronti della volontà di Dio.

Tutta questa opposizione si manifesta, per quanto riguarda la nostra natura sensibile, nel ricevere il piacere, il godimento; ed è difficile che il primo atto dell’uomo sia una ricerca della sofferenza, una ricerca del patire, una ricerca cioè, della mortificazione. E’ difficile!

E anche quando ci fosse, bisogna stare attenti perchè può essere qualcosa di malsano, non di Cristiano; sì, perchè la ricerca della mortificazione, effettivamente, si rende necessaria dopo il peccato: indipendentemente dal peccato la nostra natura non potrebbe sentire una propensione verso quello che la mortifica.

La cosa più grave è l’istintiva volontà dell’uomo di affermare se stesso. L’istintiva volontà dell’uomo è nello stabilire una sua autonomia, una sua grandezza, un suo volere; perfino qualche ricerca della santità può essere gravemente difettosa, perchè non cerchi, spesse volte, che una rivincita sul fatto che tu non puoi essere, per esempio, deputato, tu non puoi essere un pezzo grosso sul piano umano. Allora cerchi di essere qualcosa o qualcuno sul piano divino.

Ma, allora, è sempre una ricerca di sè.

Anche una certa ricerca della santità potrebbe essere pericolosa per l’anima.

Non lo sapevate? E’ una cosa molto semplice!

Fino a che l’anima cerca se stessa, sia nel bene che nel male, sia nella virtù, sia in qualsiasi altra cosa, è sempre in opposizione a Dio.

Allora che cosa occorre?

E’ una cosa molto semplice. In che cosa consiste il Cristianesimo? Nell’Amore.

L’amore richiede la dimenticanza di sè e l’amore è la morte di sè.

“Chi non perde se stesso non si trova” dice Gesù.

Non devi cercare la Santità per te, ma devi amare!

Perchè la santità puoi vederla come un valore che ti innalza più ancora delle altre cose.

E’ istintivo nell’uomo che il valore supremo è il valore morale, perciò chi tende alla santità può vivere in un orgoglio peggiore di colui che cerca di arrivare ad essere direttore di banca, di azienda, di emergere nel mondo del calcio e dello sport in genere, di emergere a livello di potere.

Può essere più grave ancora perchè è un valore più alto.

Quanto più il valore è alto, tanto più la ricerca di questo valore per sè, diventa un innalzarsi; allora è una chiusura, un muro che ti impedisce la visione di Dio: tu non guardi altro che a te stesso, tu non cerchi altro che di esaltare te stesso. Allora, partendo da qui, qual’è il cammino dell’anima, della nostra vita verso Dio?

Certo, secondo san Giovanni della Croce, che era oggetto di meditazione nei miei anni di seminario con S. Teresa D’Avila, è una salita. 

Ma anche questa è una povera immagine perchè non è affatto vero che è una salita.

Oltretutto è stupido pensare che salendo si possa arrivare in Paradiso. Prova a farlo, anche quando hai scalate le montagne per arrivare ai passi come abbiamo fatto noi in questi giorni di vacanza!

Che cosa sono 2200 metri o 8000 metri come l’Everest e che cosa è l’impresa degli astronauti per andare sulla luna?

Ricordo quando i Russi si proiettarono verso l’infinito e per provare che Dio non c’era esclamarono: “Non abbiamo incontrato Dio nei cieli”.

Non è nel salire che consiste il nostro cammino, ma nel discendere, è nel liberarci da noi stessi, è nello spogliarci di noi stessi, di ogni presunzione, di ogni ambizione, di ogni egoistica volontà propria! E’ Amare. Perchè l’Amore è proprio questo: è questo annullare se stessi in ordine dell’Amato, per affermare l’amato.

Chi ama vive l’oblio, la dimenticanza di sè, già anche nell’ordine naturale: una mamma pensa più al bambino che a se stessa; un innamorato pensa più a chi ama che a se stesso.

Avete mai visto una mamma, che pure ha dolore di testa o di denti che non pensa al suo bambino se questo si mette a piangere?

Se pensi a te stesso non ami.  Chi ama dimentica sè in ordine dell’amato.

“Exinanivit semetipsum”, dice San Paolo; “Annientò se stesso per innalzare noi”. Così agì Gesù. Lui Amava e ci Ama!

E’ questo il cammino della santità cristiana.

E’ sempre un cammino di amore ed un cammino di umiltà, perchè l’amore si incontra nell’umiltà.

Non c’è altra virtù nel cristianesimo che dica precisamente il cammino dell’anima, della vita verso Dio.

Questo cammino dell’umiltà che cosa è?

E’ un discernere, è un precipitare nel vuoto.

Il cammino dell’anima verso Dio è questo cercare il proprio riposo sul nulla di sè, delle creature, del mondo.

Non cerchiamo di affermare noi stessi, ma cerchiamo, piuttosto, di entrare nell’ombra: che lui stesso sia esaltato, Lui solo viva per te.

Quando sono debole è allora che sono forte”

“Gioisco nelle mia infermità spirituali perchè, allora appare chiaro la Sua Grazia, che è Lui che mi salva, perchè mi ama” dice ancora San Paolo.

Vi deve essere in tutti noi la ricerca dell’ultimo posto, non la ricerca di essere i primi della classe, i più riveriti, i più stimati, ma cercare di essere gli ultimi perchè “gli ultimi saranno i primi”, ha detto Gesù.

Ma non dobbiamo cercare di essere gli ultimi perchè il Signore ci chiami ad essere i primi, perchè anche questo è un gioco che non si può fare se siamo sinceri con Dio.

Bisogna cercare il nulla perchè Lui sia tutto.

Nella misura in cui tu sei, Egli non è.

Dobbiamo saperlo.

Nella misura in cui tu affermi te stesso, tu neghi Dio: solamente Lui è l’unico.

Anche Gesù, quando la gente si rivolge a Lui e dice: “maestro buono” risponde: “Perchè mi chiami buono? Uno solo è buono, il Padre mio nei cieli”.

Questa umiltà di Gesù che arriva a consegnarsi nelle nostre mani, fiducioso. Anche dalla nostra cattiveria ha tolto la nostra salvezza!

Come un innamorato, come uno sposo si consegna alla propria innamolrata, alla propria sposa, fiducioso!

Si consegna alla nostra umanità!

L’Amore vince tutto! Amor omnia vicit!

E’ l’augurio di un nostro cammino

Con affetto

Don Angelo



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