NATALE: Luce divina che dà valore e senso alla vita dei singoli ed alla storia dell’umanità 

Siamo giunti di nuovo a Natale, solennità liturgica che commemora la nascita di Gesù ricolmando di gioia e pace i nostri cuori. La data del 25 dicembre, come noto, è convenzionale. Nell’antichità pagana si festeggiava in quel giorno la nascita del “sole invitto”, in coincidenza con il solstizio d’inverno. Ai cristiani appare logico e naturale sostituire quella festa con la celebrazione dell’unico e vero sole, Gesù Cristo, sorto sulla terra per recare agli uomini la luce della verità. Da allora ogni anno, dopo l’intensa preparazione dell’Avvento ed a conclusione della speciale novena, i credenti commemorano l’evento dell’incarnazione del Figlio di Dio, in un clima di particolare Letizia.

San Leone magno, che fu pontefice dal 440 al 461, in una delle sue numerose e magnifiche prediche natalizie, esclamava così: “Esultiamo nel Signore, o miei cari, ed apriamo il nostro cuore alla gioia più pura, perché è spuntato il giorno che per noi significa la nostra redenzione, l’antica preparazione, la felicità eterna. Si rinnova, infatti, per noi nel ricorrente ciclo annuale l’alto mistero della nostra salvezza, che, promesso all’inizio ed accordato alla fine dei tempi, è destinato a durare senza fine“.

Carissimi, non si tratta di una letizia legata soltanto al fascino di una data commovente, ma sgorga, piuttosto, da una realtà soprannaturale e storica: il Dio della luce, nel quale, come scrive San Giacomo, “non c’è variazione né ombra di cambiamento“ (Gc. 1,17), ha voluto incarnarsi assumendo la “natura umana“. Per salvare l’umanità è nato a Betlemme da Maria Santissima il nostro redentore. San Giovanni nel prologo del suo Vangelo, medita profondamente su questo evento unico e sconvolgente. “In principio era il Verbo… In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini… A quanti l’hanno ascoltato, a quelli che credono in Lui ha dato potere di diventare figli di Dio… Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi… (Gv. 1, 1.4.12.14).

Conosciamo, così, con certezza il motivo e la finalità dell’incarnazione: il Figlio di Dio si è fatto uomo per rivelarci la luce della Verità salvifica e per comunicarci la sua stessa vita divina rendendoci figli adottivi di Dio e suoi fratelli. Su questa verità fondamentale ritorna frequentemente San Paolo nelle sue lettere. Ai Galati scrive: “quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge… Perché ricevessimo l’adozione a figli“ (Gal. 4,4).

E ancora: “tutti voi siete diventati Figli di Dio per la fede in Gesù Cristo“ (Gal mi. 3,26). Nella lettera ai romani evidenzia, poi, le logiche, ma anche esigenti, conseguenze di questo fatto: “se siamo figli (di Dio) siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua Gloria“ (Rm. 8,17). Dio si è fatto uomo per parteciparci, in Gesù, della sua vita divina e poi l’eterna sua gloria! Ecco il significato vero del Natale e, quindi, della nostra mistica gioia. E questo fu proprio l’annuncio dell’angelo ai pastori, spaventati per lo splendore della luce che gli aveva sorpresi nella notte: “non temete! Ecco, gli annuncia una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore che è il Cristo signori!“ (Lc. 2,10-11).

Il Natale è la luce divina che dà valore e senso alla vita dei singoli e dalla storia dell’umanità. 

Il Papa Paolo VI diceva: “noi esprimiamo l’umile, trepidante, ma piena e grandiosa espressione della nostra fede, della nostra speranza e del nostro amore. Noi ripetiamo a lui solamente come nostra la confessione di Pietro:- Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente-. Noi sappiamo che l’uomo soffre di dubbi atroci. Noi sappiamo che nella sua anima vi è tanta oscurità, tanta sofferenza. Noi abbiamo una parola da dire, che crediamo risolutiva. E tanto più noi osiamo offrirla perché essa è umana. 

E quella di un uomo all’uomo. Il Cristo che noi portiamo all’umanità, è il- Figlio dell’Uomo-così Lui chiamava se stesso: è il primogenito, il prototipo della nostra umanità, è il Fratello, è il Collega, è l’Amico per eccellenza. È colui di cui solo si è potuto dire in verità che-conosceva che cosa ci fosse nell’uomo-(Gv. 2,25). È, sì, il mandato da Dio, ma non per condannare il mondo, ma per salvarlo (Gv. 3,17)”.

Saper guardare alla nostra esistenza con gli occhi di Dio, carichi di fiducia e di amore: non è questa la consegna che ci cinge anche in questo Natale? Gesù è nato nella povertà di Betlemme per abbracciare tutta la nostra umanità. Gesù ritorna fra noi per rinnovare il miracolo della salvezza offerto a tutti gli uomini e da tutto l’uomo. La sua grazia agisce silenziosamente nell’intimità delle singole anime, perché la salvezza è essenzialmente un dialogo di fede e di amore con Cristo, adorato nel mistero dell’incarnazione. Questo è il vero dono del Natale! In ginocchio, davanti a Gesù Bambino, insieme con Maria e Giuseppe, ci prepariamo a concludere assieme l’anno dedicato alla famiglia. Innalziamo la nostra preghiera a Dio per domandare la fedeltà e la concordia per tutte le famiglie oggi tanto insidiate dai falsi profitti della cultura edonistica e materialistica. Possa, il Natale, essere per ogni nucleo familiare motivo di Letizia e di conforto. Ispirandosi all’esempio della sacra famiglia, possano, le famiglie, diffondere attorno a sé il messaggio dell’amore aperto alla vita, alimentando, così, la speranza di un futuro migliore. Per questo con tutto il cuore vi auguro: buon Natale!

 Don Angelo



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